La Pala di Fano

di Daniele Bertoldo

Torna a Fano, dopo un grande lavoro di restauro, la Pala di Durante, conosciuta anche come Pala di Fano, dipinta da Pietro Perugino, il più grande maestro del suo tempo. La mostra-dossier al Palazzo Malatestiano di Fano fino al 7 aprile 2024 consente di vedere, come mai prima, la Pala e ogni sua sezione, attorno a cui sono disposti resoconti dell’eccezionale restauro e confronti fondamentali, grazie a riproduzioni digitali.
È un ritorno e un evento molto importante e atteso per la città di Fano, degna conclusione delle celebrazioni dei cinque secoli dalla morte di Pietro Vannucci, universalmente noto come Pietro Perugino. La Pala di Durante è rientrata alla sua sede, infatti, dopo un mirabile restauro condotto da un laboratorio di eccellenza, quale è l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che attirerà l’attenzione internazionale su uno dei capolavori del maestro umbro, al suo tempo considerato ‘il primo pittore al mondo’, come lo descrive anche il contratto redatto a Fano.
Un’opera identitaria per la città, detta infatti anche Pala di Fano, che sarà presentata al pubblico dal 7 dicembre 2023 al 7 aprile 2024 presso la sala Morganti del Palazzo Malatestiano, nella mostra-dossier Pietro Perugino a Fano. ‘Primus pictor in orbe’.
La conferenza inaugurale si terrà giovedì 7 dicembre, alle ore 10. La mostra sarà aperta al pubblico dal pomeriggio.
La mostra, curata da Anna Maria Ambrosini Massari con Emanuela Daffra, è realizzata dal Comune di Fano, in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure e con il contributo della Regione Marche.
‘Primus pictor in orbe’: ‘primo pittore al mondo’, così viene descritto Perugino nel contratto del 1488 che lo portava a lavorare a Fano dove avrebbe realizzato due opere eminenti: la Madonna con il bambino in trono e i santi Giovanni Battista, Ludovico di Tolosa, Francesco, Pietro, Paolo e la Maddalena, detta Pala di Durante, e l’Annunciazione.
La Pala di Durante, dipinta a olio su tavola, fu eseguita per l’altare maggiore della chiesa di Santa Maria Nuova di San Lazzaro e fu realizzata a più riprese, tra il 1488 e il 1497. È così definita dal nome che compare nell’iscrizione sul piedistallo ai piedi della Vergine: Durante di Giovanni Vianuti, che nel 1485 fece un lascito ai frati Minori Osservanti, il cui convento venne più tardi trasferito nell’attuale sede della chiesa di Santa Maria Nuova.
Il pannello principale raffigura la Madonna con il Bambino seduta su un alto trono con ai lati i santi. Il gruppo è disposto all’ombra di un chiostro rinascimentale, aperto sullo sfondo verso un luminoso paesaggio collinare. A completamento della pala, una lunetta con Cristo in Pietà tra i dolenti e santi Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea e una predella con cinque Storie della vita della Vergine, alla cui realizzazione o perlomeno progettazione grafica, alcuni storici dell’arte ritengono che abbia collaborato il più geniale allievo di Perugino e futuro protagonista della scena artistica, Raffaello Sanzio, allora appena quattordicenne.
Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, spiega: “La storia, non lunga, dell’intervento su quest’opera, è stata segnata da una serie di passaggi di testimone. Da quello di Cecilia Frosinini a Sandra Rossi in qualità di direttore dei lavori, in avanti. Tuttavia, e ciò la dice lunga sulla solida qualità dell’istituto, ciò non ha inciso sulla fluidità del lavoro, sulla coerenza del procedere, esattamente come avviene in una staffetta ben rodata. Credo che questa solida qualità, che è un marchio distintivo, si percepisca ed abbia custodito efficacemente, pur nel succedersi delle persone, le operazioni realizzate da Luciano Ricciardi, Andrea Santacesaria e Ciro Castelli per i supporti lignei, da Anne Marie Hilling, Valeria Cocchetti e Maurizio Spatafora per la pellicola pittorica.”
La Pala di Durante, restituita allo splendore perduto, sarà testimone di un evento senza precedenti che evidenzia la forza di un caso emblematico.
La mostra-dossier consentirà di vedere come mai prima la Pala e ogni sua sezione, attorno a cui saranno disposti resoconti dell’eccezionale restauro e confronti fondamentali, grazie a riproduzioni digitali. In particolare, quello con la cosiddetta ‘pala gemella’, realizzata per l’altare maggiore della chiesa degli osservanti di Senigallia. Un confronto accattivante, con elementi didattici e scientifici di straordinaria importanza, che ci portano dentro le grandi botteghe artistiche del tempo.
Il percorso espositivo, e le sue ricostruzioni virtuali e riproduzioni, racconteranno i momenti che comprendono l’attività fanese, dallo scorcio degli anni Ottanta per arrivare alla conclusione della Pala di Durante nel 1497, quando Perugino era all’apice della carriera e, dopo il successo della direzione del cantiere sistino in Vaticano, lavorava a un ritmo vorticoso che imponeva il riutilizzo di invenzioni fortunate, con variazioni più e meno significative e con l’aiuto di collaboratori.
L’epocale restauro, curato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha riportato la Pala al suo splendore ed ha permesso di approfondire lo studio dell’opera del Perugino, attraverso un’estesa campagna di indagini diagnostiche, radiografiche, fotografiche e multispettrali e dell’esame dei manufatti al verso, ad opera di un gruppo di lavoro multidisciplinare di restauratori specializzati, storici dell’arte, esperti scientifici e fotografi. Sezione di centrale importanza, che accompagnerà il percorso della mostra, sarà quindi quella relativa alla documentazione del restauro, fonte indubbiamente di molte nuove e ulteriori acquisizioni e precisazioni.
Sandra Rossi, funzionaria Storica dell’arte, Direttore del Settore Restauro dipinti su tela e tavola dell’Opificio delle Pietre Dure, racconta: “Nel 2021, quando ho assunto la direzione del Settore di restauro dei dipinti mobili all’Opificio, ho trovato, come se mi aspettasse, questa straordinaria opera del Perugino. Le sue condizioni erano già state indagate con la massima cura dai miei colleghi, pertanto si era nella situazione migliore per intervenire. Con l’allora Soprintendente Marco Ciatti abbiamo quindi definito il progetto di restauro ed i lavori sono immediatamente iniziati. Sono stati giorni di grande entusiasmo e di aspettative di conoscenza, poi confermate dalle importanti novità emerse sui materiali, sulle tecniche pittoriche, sull’organizzazione della bottega di Perugino e sui suoi collaboratori attivi in quell’amata città di Fano, dove al celebre artista piaceva anche soggiornare. Come nella tradizione dei grandi restauri dell’Opificio delle Pietre Dure, l’intervento sulla Pala di Fano è stato l’occasione per approfondire la conoscenza dell’opera con un eccezionale lavoro di ricerca, frutto della collaborazione di un’équipe multidisciplinare, i cui risultati saranno divulgati alla comunità scientifica.”
“Per tutto il gruppo di lavoro dell’Opificio – aggiunge Renata Pintus, funzionaria Storica dell’arte, Vicedirettrice del Settore Restauro dipinti su tela e tavola dell’Opificio delle Pietre Dure – che ha avuto il compito, complesso e privilegiato, di frequentare a lungo un’opera affascinante come la Pala di Fano di Pietro Perugino (restauratori, esperti scientifici e storici dell’arte) il momento del suo ritorno a casa è fatto di grande soddisfazione e, dobbiamo dire, quasi venato di nostalgia. Con questi sentimenti ho potuto seguire l’ultimo tratto del percorso che ha riportato Perugino a Fano: prima di tornare nella Chiesa di Santa Maria Nuova farà tappa al Museo Malatestiano, dove con rigore scientifico ed entusiasmo abbiamo tentato di accostare all’ammirazione che certo questo dipinto straordinario potrà suscitare, visto da vicino dopo il restauro, il racconto di azioni, scelte e scoperte che hanno scandito il nostro percorso.”
La mostra “Pietro Perugino a Fano” pone la città di Fano al centro di una fase cruciale per la storia dell’arte, a partire dalla disamina delle ‘pale gemelle’ e più in generale dell’attività di Perugino per i committenti fanesi e del loro ruolo centrale ed emblematico.

La mostra:
Piatro Perugino a Fano
‘Primus pictor in orbe’

Fano, Palazzo Malatestiano, sala Morganti
7 dicembre 2023 – 7 aprile 2024

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