La nuova legislatura repubblicana

di Federico Smidile

Tra pochi minuti si apre la nuova legislatura. Il primo adempimento importante, come noto, l’elezione dei Presidenti delle due Assemblee. Di fatto dal 1994, ma in realtà anche dal 1948 al 1979, vengono eletti rappresentanti dei partiti di maggioranza (eccezioni recenti 2013 e 2018 laddove non vi era una maggioranza precostituita). Per questo in Senato sarà eletto La Russa, FDI, e alla Camera Molinari, Lega (quest’ultimo domani). Certamente fa specie per noi la salita allo scranno più alto di Palazzo Madama, e quindi alla vice Presidenza della Repubblica, di un esponente ben caratterizzato come La Russa, mai pentitosi o dissociatosi dalla sua storia fascista, anzi ancora oggi dichiaratamente fascista. E’ chiaro che un Presidente che si richiami direttamente alla cultura ripudiata apertamente dalla nostra stessa Repubblica parlamentare non può che far discutere. Ma compete al partito di maggioranza relativa scegliere, e quel partito, che ha la fiamma mussoliniana come simbolo, ha scelto. Il PD dovrebbe opporsi. Ovviamente non ha i numeri, e a quel che capisco sembra essere portato a votare scheda bianca. Si tratta di una scelta assolutamente condivisibile per evitare uno scontro sulla Presidenza del Senato. Di solito le opposizioni tendono a questa scelta, che esprime dissenso su nome ma cerca di evitare il confitto. Solo in due casi questo conflitto è esploso. Nel 1994 nel ballottaggio tra Scognamiglio e Spadolini e nel 2008 nella gara tra Marini ed Andreotti. In entrambi i casi vi furono strascichi dolorosi e che si sarebbero dovuti evitare. Le due legislature furono brevi e quindi i danni meno gravi ma una contrapposizione del genere è pericolosa per la stessa stabilità del Senato che deve comunque funzionare. Alla Camera sembra che la questione sia solo numerica, nel senso che per i primi tre voti serve una maggioranza che la destra non ha, ma la figura di Molinari non pare così divisiva come quella di La Russa. Entro domani sarà tutto risolto.

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