La narcoguerra di Quito

di Carmine Pinto

La narco guerra di Quito
di Carmine Pinto

La narco guerra ora è a Quito. A combatterla è il presidente Daniel Noboa, imprenditore, liberale, lontano dai partiti tradizionali, insediato da poco più di un mese. E’ stato eletto con un programma di lotta frontale al narco traffico (oltre che con il solito discorso contro corruzione e cattiva amministrazione). Le ragioni non mancano. L’Ecuador, fino a poco tempo fa, era un paese tra i più pacifici dell’America meridionale. Un dato positivo che riguardava tanto la scarsa dimensione della violenza che la stessa presenza degli operatori del narco traffico.
In poco più di un decennio questo dato si è ribaltato. In Ecuador ci sono migliaia di morti all’anno e bande di narcos potenti, alleate con cartelli di mezzo mondo. Controllano forse un quarto delle carceri del paese e hanno cercato di mettere sotto scacco il sistema politico, uccidendo un importante candidato alle ultime elezioni. Nessuno degli ultimi tre presidenti è riuscito a riprendere il controllo delle carceri. Le ragioni spesso si sprecano, ma al centro ci sono sempre le opportunità. L’Ecuador offre produzione di cocaina e occasioni di trasporto. Chi vuole forza, denaro e potere, vuole controllarli.

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