La morte non è niente

di Gian Ruggero Manzoni

“La morte non è niente”, diceva Sant’Agostino, “sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu”. La morte e la nascita sono le due fasi chiave del nostro passaggio sulla terra. Una ne segna l’inizio, l’altra la fine, a meno che non costituiscano, entrambe, una transizione da un piano d’esistenza a un altro. Quello che conferisce importanza e significato riguardo la morte è l’impatto che ha sulla nostra coscienza. Ecco perché mi sento di chiamare la morte “assoluta e iniziatica”. Il nostro mondo ha perso il senso assoluto/iniziatico di tale evento (trasformando sia l’idea di esso, sia ciò che lo potrebbe rendere ideale, in un “codice a barre”) e perciò si è perduta anche la sacralità che in sé contiene la nascita, quindi, di seguito, l’esistenza. Quando di nuovo sapremo riconoscere che l’avvenimento più importante e significativo (nonché unicamente certo) del nostro essere è un’iniziazione, allora anche la vita riacquisterà la sua vera valenza, e per una buona causa la si potrà anche (e ancora) donare. (GRM)

Nell’immagine: Gustave Moreau, “Edipo e la sfinge”, un olio su tela del 1864 di cm 206×105, oggi al MOMA di New York.

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