La morte del padre

di Igor Baglioni

Yan Thomas, La morte del padre. Sul crimine di parricidio nella Roma antica.
Edizione italiana a cura e con un saggio di Valerio Marotta
Prefazione di Maurice Godelier
Con una nota di Michele Spanò
Traduzione di Giuseppe Lucchesini

Il tema della funzione, del destino e del «nome» del padre attraversa l’intero arco del pensiero occidentale, e da sempre sollecita l’esercizio di saperi e discipline differenti, non ultime la psicoanalisi, l’antropologia e le altre scienze sociali. Nella sua ricerca appassionante e rigorosa, Yan Thomas sceglie di mantenersi nei confini della storia del diritto romano: la «morte del padre» che dà il titolo alla sua indagine non è in questo caso né una metafora né un’allegoria ma la nuda, cruda e letterale uccisione del padre, quella ingombrante figura che a Roma poneva in stato di soggezione politica, personale e patrimoniale ogni uomo che si trovasse nella condizione di figlio. Essere figli maschi di un genitore maschio ancora in vita implicava infatti l’integrale dipendenza dalla sua autorità, da quella patria potestas che comportava il diritto di vita e di morte; di qui la tentazione di ottenere l’indipendenza nella maniera più estrema e radicale.
Questo libro non è, in ogni caso, un catalogo di efferatezze, ma un’inchiesta storico-giuridica sulla sovrapposizione tra un rapporto di dominio stabilito giuridicamente e il legame biologico della filiazione. Ponendo al centro della ricerca le operazioni giuridiche, Yan Thomas propone un’archeologia delle tecniche costruite e prodotte dai giuristi per garantire la trasmissione dei patrimoni e la continuità delle generazioni.
Roma, nelle pagine di Yan Thomas, è una città dominata tanto dalla paura dei padri almeno quanto dalla violenza dei figli. Il parricidio è conseguentemente il crimine eminente del diritto romano: non un affare privato, relegato a un diritto penale «ordinario», ma il reato politico per eccellenza, un vero e proprio crimine di Stato. In esso e attraverso esso i domini, apparentemente separati, della famiglia e della politica si indeterminano, pubblico e privato si confessano indissolubilmente intrecciati.

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