La marcia su Roma

di Giuseppe Barone

Il 28 ottobre 1922 la Marcia su Roma di circa 15 000 squadristi male armati e poco organizzati abbatteva lo Stato liberale. Sarebbe stato sufficiente che Vittorio Emanuele III avesse firmato lo stato d’ assedio e l’ esercito li avrebbe facilmente messo in fuga. Tanto più che Mussolini era rimasto ben lontano, nella villa di Margherita Sarfatti ai confini della Svizzera, pronto a fuggire in caso di fallimento dell’ azione armata. Ma il re non firmò e l’ Italia si avviò verso la dittatura.
Eppure quel 28 ottobre di cento anni fa per milioni di cittadini sembrava un giorno come un altro . Così per i miei nonni materni , Eugenio Salerno e Rosina Betto, che in quella soleggiata mattina d’ autunno, noncuranti della grande Storia, convolavano a nozze giurandosi eterno amore davanti al sindaco di Modica. Avrebbero attraversato serenamente con la loro bella famiglia lo Stato liberale, il regime fascista e la democrazia repubblicana.

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