La manifestazione pacifista

di Ida Dominijanni

Ho fatto tutta la manifestazione pacifista del 5 scorso a Roma facendo la spola fra lo striscione della Casa delle donne e quello delle donne iraniane in lotta. Spola facilissima perché i due striscioni erano uno di seguito all’altro, in segno – evidente – di solidarietà di noi femministe italiane con le iraniane. Non ho visto sotto quello striscione iraniano colleghe peraltro apprezzabilissime come Cinzia Sciuto di Micromega e Flavia Fratello di Omnibus, che giusto stamattina, nella puntata di Omnibus, erano invece molto solidali fra loro, e con un pezzo credo recente di Conchita De Gregorio che però io non ho letto, nell’attaccare sinistra e femminismo entrambi rei di indifferenza nei confronti di quello che sta accadendo in Iran. Indifferenza dovuta, secondo loro, all’antiamericanismo e al relativismo culturale filo-islamista sia di “una certa sinistra” sia di “un certo femminismo”. Detto così, come fossero due dati incontrovertibili. Ora, anche basta. Questa leggenda del femminismo “relativista” in quanto non abbastanza ostile al velo, nonché “antiamericanista” in quanto appendice di “una certa sinistra” va avanti dai fatti del capodanno di Colonia in poi. All’epoca, insieme con altre amiche femministe (Alessandra Bocchetti, Banca Pomeranzi e altre) mi presi la briga di smontare il teorema in un lungo articolo, intitolato “Speculum. L’altro uomo” pubblicato su Internazionale e poi tradotto in inglese e tedesco con una certa risonanza anche all’estero. Spiegavamo che inventarsi queste balle sul femminismo è un modo per spettralizzarlo e colpevolizzarlo, ovviamente senza saperne nulla. All’epoca ad attaccarci erano soprattutto uomini di destra, nonché “femministe” improvvisate di destra tipo Santanché. Adesso vedo che lo sport va forte anche fra donne e colleghe progressiste. Dev’essere l’innamoramento per lo sfondamento del tetto di vetro da destra a procurare questi nuovi e zelanti allineamenti.

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