La lezione di Claudio Pavone

di Armando Pepe

Sul filo della memoria Agostino Bistarelli ricorda il metodo e la lezione di Claudio Pavone- (Viella, 2022)- storico tra i più accreditati dell’Italia del Novecento e dei primi due decenni del Duemila, prima archivista di Stato, poi Professore associato di Storia Contemporanea all’università di Pisa.

Pavone, di famiglia antifascista, ha studiato e si è formato nel Ventennio, prendendo parte alla Seconda guerra mondiale e alla Resistenza. Si può dire che alla ricerca storica sul punto nodale dei significati della Resistenza, Pavone sia rimasto legato fino alla sua scomparsa.

Avendo dedicato molta parte del suo tempo a quelle ricerche, ha di riflesso anche prodotto tanto. Pietra di paragone rimane il suo saggio sulla Moralità della (e nella Resistenza) edito da Bollati Boringhieri nel 1991.

Un tema intricato, pieno di insidie, è il ragionamento sulla Resistenza, intorno all’aspetto kantiano della legge morale innata nell’individuo, che ha più valore del codice scritto da un regime brutale.

L’Italia, come dimostra la vicenda del Consiglio comunale di Lucca, che pochi giorni fa non ha intitolato una via a Sandro Pertini, partigiano e presidente della Repubblica, non ha, nelle intime fibre del suo essere, ancora fatto i conti con il proprio passato.

Pavone ha colto l’evidente discrasia dei Partigiani che morendo inneggiavano a Stalin e alla libertà, endiadi ossimorica, scaturita necessariamente dalla condizione che i combattenti morenti ancora non sapessero delle nequizie staliniane e perciò erano esenti da colpevolizzazioni postume.

Sindacare gli intenti dei Partigiani è impresa improba, così come definire i limiti entro cui avrebbero dovuto agire i fascisti per avere salva la coscienza.

La storia è, d’altronde, ciò che è stato e non ciò che avrebbe potuto essere. L’autore ha messo comunque in evidenza l’intero tragitto culturale di Pavone, un itinerario fatto di carte, fonti, archivi e passione, storico di rara acribia e competenza.

Cominciò studiando presso l’archivio centrale dello Stato il periodo postunitario, l’Italia nel suo farsi da un punto di vista burocratico, fermandosi alla Seconda guerra mondiale, solo due campi di ricerca, ma ben sacabti e dissodati.

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