La gioventù di Eugenio Scalfari

di Ermelinda Caruso

Eugenio Scalfari in gioventù fu fascita.
Ma quella generazione nacque con il fascismo e si formò in una scuola e in una società militarizzate.

Mio padre, figlio di una famiglia di ‘mastri muratori” numerosissima, aveva un padre anti-fascista, ma era cresciuto nelle organizzazioni giovanili fasciste e nella scuola fascista, e si era imbevuto di quelle idee.

Quando il fascismo crollò emerse la realtà dei partiti antifascisti, che non erano quello che i libri di scuola raccontavano o che non raccontavano affatto. Soprattutto a chi aveva frequentato solo le elementari. Si stupì che esistesse quel mondo perché non lo conosceva. Certo per Scalfari non fu così, ma era sempre un figlio del fascismo.

I giovani sono radicali e si entusiasmano facilmente. Il fascismo era giovanilista. Certi peccati di gioventù, in quel clima di alienazione mentale, si possono anche capire.

Mio padre mi raccontava anche il suo disorientamento nell’impatto con il mondo dei Partiti, dei quali doveva imparare a conoscere gli alfabeti.
Non aveva in casa libri compensativi.

Recuperò quella disinformazione comprando ogni giorno, quando noi figlie eravamo ragazze, molti giornali.
‘La Sicilia’ naturalmente, e poi ‘L’Espresso’, ‘Rinascita’, ‘La Repubblica’, ‘L’Avanti’ quando divenne socialista.
Comprò anche i tre volumi di ‘Storia del socialismo’ di Aldo Romano, che leggevo avidamente perché erano corredati da documenti.
Indimenticabili le lettere di Turati ad Anna Kulischov. Imparai ad amare la Storia.

Ma anche la lettura dell’Espresso e di Repubblica, oltre che di Rinascita, mi fornirono categorie politiche di analisi della realtà fondamentali. Leggevo con passione Scalfari, ma anche gli articoli rigorosi di economia di Bancor, che poi si scoperse era Guido Carli, il Governatore della Banca d’Italia.

Scalfari era insieme razionale e sanguigno, illuminista e umorale. Poteva piacere o non piacere, ma è indubbio che ha formato una generazione di giornalisti e anche un pezzo di società civile, sulla base di un pensiero politico liberale, socialista e democratico, che ha fornito ad alcune generazioni lenti critiche per guardare la realtà.

Non mi pare che quel fenomeno di formazione di un’opinione pubblica libera da ideoligismi eccessivi, ma non da idee portanti, sia stato replicato in quella misura diffusiva e laicamente critica.

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