La fiction “For Life”

di Andrea Colombo

For Life, serie prodotta da 50 Cent, andrebbe vista non solo perché è bella ma per una questione di igiene mentale. Da decenni la macchina da guerra della produzione di fiction tv americana bombarda a tappeto con una quantità di serie che cantano le lodi dei procuratori. Alcune, come le prime Law&Order, anche belle ma tutte uguali nell’indicare le procure come le nuove tavole rotonde e lo spedire gente in galera o all’iniezione letale come la missione più nobile del genere umano.
For Life fa il contrario. Racconta l’ingiustizia, il classismo e il razzismo della giustizia in America, la disinvoltura con cui polizia e procure spediscono i poveracci in galera negli Usa. È ispirata alla vicenda di Isaac Wright Jr, condannato all’ergastolo più 70 anni di galera sulla base di false prove come trafficante di droga nel 1989. In carcere Wright diventò avvocato, patrocinò e fece uscire dal carcere una ventina di condannati, riuscì a riportare in tribunale il suo caso e a inchiodare il procuratore Bissell, suicidatosi subito prima dell’arresto.
For Life, nonostante il successo di critica e all’inizio anche di audience, è stata interrotta dopo la seconda stagione. Se abitui la gente a godersela solo quando vede altre persone spedite dietro le sbarre non puoi stupirti se, proprio come succede in Italia, quelli vanno a rota e vogliono solo quello anche in tv. Legge&Ordine. Certezza della pena. Galera, galera, galera… Ma anche troncata a metà vale la pena di vederla.

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