La festa del Brancone a Frasso Telesino

di Monsignor Valentino Di Cerbo

Anche quest’anno si ripropone la festa del Brancone. Una festa a scadenza quinquennale, che non affonda le radici nella tradizione autentica frassese, ma in scelte discutibili e recenti (del 2000) di qualche ex parroco  in combutta con un ex sindaco.
Il Crocifisso del Brancone (una statua a grandezza naturale), per secoli collocato in una cappella laterale dell’antica chiesa Collegiata del Corpo di Cristo  (che si trovava dove adesso c’è l’oratorio) fu sistemato da d. Pasquale Della Peruta, in sintonia con la volorizzazione del Mistero pasquale voluta dal Concilio Vaticano II, sull’altare maggiore della nuova Chiesa di Santa Giuliana. Da bambino sentivo raccontare la leggenda che fosse stato portato a Frasso nel XVII secolo dal notaio Brancone (vissuto al tempo della principessa Giulia Gambacorta) da Venezia per penitenza. In effetti, studi storici recenti hanno dimostrato che è di scuola napoletana (cfr MOIFA’) e quindi proviene da Napoli. Per quale motivo il Notaio Brancone l’abbia portato a Frasso, non si sa: molto probabilmente per una penitenza e/o per devozione.
Sta di fatto che, nei secoli a venire,  la processione del Brancone era un fatto straordinario e raro, legato a grandi calamità e a penitenza: in tempi di siccità o di gravi vicende della vita del paese “usciva il Brancone”…. Era un momento intenso di penitenza e di preghiera: la statua procedeva da sola, senza musica, accompagnata da una folla composta prevalentemente di uomini che cantavano: “Sono stati i miei peccati, Gesù mio, perdon pietà!”. Nei giorni precedenti non era preparata da Cappelle nei quartieri, nè il rito processionale era  accompagnato da musica e Clero in grande spolvero.
Tornava in chiesa in silenzio. Non c’erano feste, cantanti, luminarie e concertini…
Dispiace sempre vedere certi entusiasmi frassesi che stravolgono la storia e che sono frutto (purtroppo) di ignoranza, anche dei nostri politici che spendono soldi pubblici per pagare cantanti, avallando  lo stravolgimento dell’autentica tradizione frassese. Ho lavorato tanti anni per far amare la propria storia ai frassesi: purtroppo (salva qualche lodevole eccezione)  non la conoscono ancora. E basta qualche arruffapopolo per cambiare i connotati di una identità che – soprattutto oggi! – sarebbe tanto necessario coltivare e custodire.

Nelle foto: a sin, il Crocifisso del Brancone, a dx., la sua attuale collocazione nella chiesa parrocchiale di S. Giuliana in Frasso Telesino (Bn).

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Una risposta

  1. Andrea ha detto:

    Condivido l’intento di rivendicare l’aspetto storico del Crocifisso del Brancone, ma noto , nelle sue parole, una certa animosita’ verso i frassesi che , secondo me, non facilita la crescita della comunita’a cui Lei si e’ sempre dedicato.

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