La danza degli storpi

di Franco Castelli

Una interessante xilografia tedesca del XVI secolo che parrebbe raffigurare con enfasi caricaturale la libido ballerina che nel Medioevo possedeva tanta parte della popolazione più povera e disagiata. Viene in mente quel nostro vecchio proverbio: “Sòp per balè, barbòt per cantè”, che segnalava la virtù nella danza degli zoppi e la bravura nel canto dei balbuzienti.


Ma qui c’è senz’altro dell’altro: basti notare come l’asimmetria degli arti inferiori non pertenga solo alla coppia dei ballerini (addirittura invalidi bisognosi di stampelle), ma anche ai due musicanti.
E allora non si può non ricordare il significato simbolico della zoppìa o monosandalismo su cui si sofferma Carlo Ginsburg nella sua ‘Storia Notturna’, sostenendo che il monosandalismo di Dioniso, di Giasone, di Persefone, di Hermes e di Perseo e la zoppia di altri dèi, eroi e personaggi di miti, fiabe e leggende, una lunga teoria di figure che comprende, tra l’altro, Edipo, “colui che ha i piedi deformati”, e Cenerentola, rappresenta un avvenuto passaggio dal mondo dei morti e un legame contratto con il mondo infero.


Qui basti solo un altro riscontro volante: nel grande affresco della villa dei Misteri di Pompei Dioniso – per assonanza: Dio-nisos, “il dio zoppo” – ha un solo piede calzato, mentre l’altro sandalo giace accanto allo scranno sul quale è assisa Arianna, o Semele.

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