La comunità ebraica a Piedimonte Matese nel medioevo

di Armando Pepe

A Piedimonte Matese, come in molti altri centri di una certa vitalità economica, nel medioevo c’era una comunità ebraica, di cui purtroppo si ignora la consistenza. Tuttavia, permangono tracce e rimandi analogici, da cui spuntano testimonianze rare e, perciò, preziose. Il primo studioso che condusse una sistematica ricerca attorno agli ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII fu Nicola Ferorelli, nato a Bitetto, in provincia di Bari, valente storico ed archivista, il quale, dopo essersi laureato a Napoli in lettere moderne nel 1904, entrò per concorso nell’amministrazione degli Archivi di Stato. Appassionato di fonti, del recupero della memoria in chiave positivista, cercò di riannodare il filo che legava assieme le attestazioni di una presenza ebraica, sia robusta sia sporadica. Presso l’Archivio di Stato di Napoli, in una documentazione distrutta dalla barbarie bellica, rinvenne il seguente stringato rogito notarile:


Abramo de Daniele di Pedimonte, ammalatosi di peste poco prima del 1483, nominò per testamento tutore dei suoi figli Mele di Benevento, cittadino di Ariano. Nell’8 febbraio 1484 si inviarono ordini al capitano di Sessa in favore dell’ebreo Raffaele, per le irregolarità commesse da Moyse de Iacob, tutore di Yemelesc e sue sorelle «pupille, figlie et heredi del quondam Sabatuzo de Carmula .

da Nicola Ferorelli, Gli Ebrei nell’Italia Meridionale dall’età romana al secolo XVIII, Il Vessillo Israelitico, Torino 1915, p. 110, n. 4.


Al di là di ogni ragionevole dubbio, la “Pedimonte” di cui si fa menzione non può che essere Piedimonte, allora sintagmaticamente legata ad Alife, luogo in cui la presenza ebraica era attestata e stratificata da secoli. Corroborano le informazioni addotte da Ferrorelli gli Statuti di Piedimonte editati da Dante Marrocco nel 1964.
Nel quarto punto, dal titolo De bucceriis debentibus vendere carnes in locis solitis… (attorno ai macellai che devono vendere carni nei soliti luoghi…), si legge:

«Item che le carni de li animali che admazaranno li judei, né li bucceri né altra persona li possa bendere ad christiani, actento che a li Xtiani so prohibite le cherimonie et le vestigie de li judei et chi contrafarà sia tenuto a la pena de dui tarì», (allo stesso modo che le carni degli animali che saranno ammazzati dai giudei, né i macellai né altra persona li possa vendere ai cristiani, poiché ai christiani sono proibite le cerimonie e le vestigia dei giudei; chi non si atterrà alla regola sarà tenuto a pagare due tarì) .

da Dante Marrocco (a cura di), Gli Statuti di Piedimonte, Arti Grafiche Ariello, Napoli 1964.

Online al link:

http://asmvpiedimonte.altervista.org/Quaderni_Cultura/Gli%20statuti%20di%20PiedimonteTesto.html

Gli statuti erano validi erga omnes (nei confronti di tutti), avevano sicuramente una efficacia anche nei riguardi della comunità (non si sa se grande o piccola) ebraica piedimontese, di cui si perdono le tracce ai primordi del XVI secolo. Le fonti sono riportate in nota a piè di pagina.

Bibliografia


Germano Maifreda, Storie di ebrei, storia italiana, Laterza, Roma-Bari 2021.
Marina Caffiero, Storia degli Ebrei nell’Italia moderna, Carocci editore, Roma 2014.
Anna Foa, Andar per ghetti e giudecche, Il Mulino, Bologna 2014.

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