La collina di Pizzofalcone

di Il Risveglio di Partenope

Nella parte finale di Via Egiziaca a Pizzofalcone, esposta ai quattro venti giacché si trova in posizione dominante sul monte Echia, proprio accanto alla chiesa in restauro dell’Immacolatella, c’è un edificio dalla facciata rossa che era la villa di Andrea Carafa della Spina, conte di Santa Severina: la prima costruzione civile di Pizzofalcone datata 1512. Dopo la morte di Andrea Carafa il palazzo fu acquistato sul finire del secolo dal marchese di Trevico Ferrante Loffredo e intorno alla metà del 600 dal Viceré Iñigo Vélez de Guevara che vi insediò la guarnigione spagnola, fino ad allora stanziata nella zona dei Quartieri Spagnoli.
Divenuto poi Ufficio Topografico del Regno, dopo l’Unità d’Italia, il palazzo fu destinato ad Archivio Militare di Stato, destinazione che conserva tuttora.
Nella sede è ospitato anche l’Archivio privato di uno dei più grandi architetti del 900: Luigi Cosenza, l’autore, tra l’altro, delle ville Ferri e Oro a Posillipo, nonché dello stabilimento Olivetti a Pozzuoli e della facoltà di Ingegneria di Piazzale Tecchio. Appena voltato l’angolo dell’edificio, il tufo giallo del Monte Echia e i pochi resti di quella che era l’immensa villa di Licinio Lucullo che si estendeva proprio da qui fino all’isolotto di Megaride, dove oggi si erge Castel dell’Ovo. Tutto questo sulla cima del Monte Echia, a Pizzofalcone, dove il cuore sembra saltare fuori dal petto davanti ad uno degli spettacoli in assoluto più belli sulla città.

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