La campana d’Isernia

di Franco Valente

“IL MAESTRO GIOVANNI MI FECE NEL 1259”.


OGGI LE CAMPANE SPACCATE SI RIPARANO.
Una volta ci si provava, ma in genere venivano fuse di nuovo.

A Isernia ce n’è una del 1259 che fortunatamente, pur rimanendo muta, si è salvata.
Luca WADDING, teologo e storico francescano, (1588-1657), ne fece cenno negli ”Annales Minorum”, la sua opera monumentale in 17 volumi, parlando del convento di S. Francesco di Isernia
Un rapido ricordo nel 1644 anche di Giovanni Vincenzo Ciarlanti nelle sue “Memorie istoriche del Sannio”.

Da una comunicazione del 1923 di Salvatore Aurigenna alla rivista “Napoli Nobilissima” abbiamo notizia che essa nella primavera del 1922 fu condannata ad essere fusa perché il suo metallo fosse riutilizzato per una nuova campana.
Dice Aurigenna che in quella occasione: “Si potè così esaminare in condizioni favorevoli il bronzo, e si constatò che la campana (la quale misura m. 0,77 di diametro alla bocca, ed ha una altezza di m. 1,09 compresi gli anelli di presa alti m. 0,17) reca rilevata presso l’orlo, entro una doppia leggiera filettatura, su una sola linea, un’iscrizione che si legge come segue: MENTEM. SCAM. SPONTANEA HONORE DEI. ET PATRIE LIBERATIONEM.
Sulla stessa linea ma in caratteri più piccoli: MAGISTER IOH ME FECIT. M. CC .. LIX …
Nel campo, al di sopra dell’iscrizione, null’altro che quattro piccole croci in rilievo, una per ciascun lato e al sommo, un’altra doppia leggiera filettatura, senza però iscrizione”.
Per merito dell’ispettore onorario dei monumenti di Venafro comm. Giuseppe Cimorelli fu richiamata l’attenzione della Regia Soprintendenza di Bari sull’importanza della campana, e fu disposto che questa fosse conservata sul luogo fino a nuove disposizioni: “Noi facciamo voti – poiché l’alta antichità dell’iscrizione e il ricordo dell’antico fonditore, Maestro Giovanni, assegnano alla campana un luogo d’onore tra le antiche campane – che sia assicurato al bronzo di Isernia la considerazione di cui è meritevole“.
L’antica campana di Isernia oggi è conservata ed esposta al pubblico in un angolo del cosiddetto Cappellone di S. Antonio nella chiesa di S. Francesco di Isernia.

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