La Biblioteca Popolare Circolante di Vairano Patenora

di Giuseppe De Nitto

Vorrei “riportare a casa” questi libri. Sul dorso in mezza pergamena è impresso: “BIBLIOTECA POP. CIRCOL. VAIRANO”. All’interno l’ex libris precisa: “Biblioteca Popolare Circolante di Vairano Patenora fondata nel 1886”; segue la segnatura: “Scaff. _ Pluteo _ N. _
Che meraviglioso documento per la storia di Vairano Patenora!
Le biblioteche popolari nascono in Italia, a Prato, nel 1861 ad opera di Antonio Bruni. Qualche anno dopo viene costituita la Società promotrice delle biblioteche popolari, tra i cui primi soci troviamo Carlo Mayr, che era stato Prefetto di Caserta dal 1862 al 1865. Nell’Annuario delle biblioteche popolari del 1869, in cui sono censite 250 biblioteche, si legge: “Caserta, residenza di Prefetto, capoluogo di provincia, con un Ginnasio-convitto, una Scuola Normale e un Istituto Tecnico, non ha un’ombra di biblioteca pubblica, né un gabinetto di lettura! A sopperire a questo difetto, l’egregio Salvatore Arena, Presidente della Società Operaia rivolse le proprie cure, istituendo una incipiente biblioteca all’uso dei soci, destinata ad aprirsi a beneficio del pubblico…”. Nel 1893 il numero delle biblioteche sale a 542. Tra queste dobbiamo annoverare quella di Vairano Patenora, un piccolo comune di poco più di tremila abitanti (all’epoca), che si era affacciato alla storia per l’incontro di Garibaldi con Vittorio Emanuele II, detto “di Teano”. Bene, a Vairano, dunque, esiste una Biblioteca Popolare Circolante già dal 1886; biblioteca dotata di almeno un migliaio di volumi. Questi superstiti sono quasi tutti di narrativa francese del secondo Ottocento; libri di lettura amena, come, appunto, deve essere una biblioteca popolare. Ma non mancano testi di storia o di scienze. Non posso soffermarmi sull’esame dei volumi; non è questa la sede. Voglio invece ricordare che questi libri, gettati dalla finestra dai militari alleati che avevano occupato il Comune durante l’ultima guerra, furono raccolti da alcuni ragazzi, portati in salvo, nascosti e conservati con dedizione fino ad oggi. Interpellato sul destino da dare a questi antichi volumi, non ho esitato a proporre di farli tornare alla loro primitiva sede nella Biblioteca di Vairano. Ci riuscirò?

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