La Befana

di Stefano Pogggelli

LA BEFANA

Era il 1962 o ’63, avevo sei o sette anni, i ricordi sono un po’ imprecisi, la Befana portò a me e a mio fratello due pistole a tamburo, come le Colt dei film western, come quella che impugnava Errol Flynn a Little Big Horn nel film sul generale Custer. Però la Befana aveva dimenticato un particolare, mancavano le cartucce, noi le chiamavamo i ditalini. Erano di ottone o di rame, non so bene, e dopo aver sparato bisognava estrarli aiutandosi con uno spillo. Poi arrivarono i Super Bum, di plastica rossa, molto più pratici, ma il botto di quelli metallici era insuperabile. E ricordo bene l’odore, forse l’odore di cordite come leggo nei romanzi gialli o nei libri sulle guerre napoleoniche. Nostro pade ci portò a piazza Navona e ci comperò due confezioni di ditalini. Ricordo benissimo quella scatolina tonda e le cartucce tutte colorate di tenui tinte pastello, rosa, verde, celeste, mi sembravano bellissime.

Poi qualche anno dopo, nel 1968, arrivò la chitarra, una Ricordi 3R con le fasce e il fondo di un fiammante rosso scarlatto. Già avevo cominciato a strimpellare da qualche mese con la chitarra di un amico di mio fratello maggiore, Mimmino. Mentre loro facevano i compiti, io ripassavo gli accordi della Bambolina di Polnareff che mi aveva pazientemente insegnato. Ora però avevo una chitarra tutta mia, anche se con le corde durissime, sicuramente fu una bella ginnastica per le mie dita di ragazzino. Se mi avessero detto allora che avrei maneggiato strumenti musicali per tutta la vita.

Il momento più triste però era il pomeriggio della Befana, quando volevi condividere con cugini e amici i regali ricevuti e invece dovevi frettolosamente fare i compiti delle vacanze che avevi impunemente ignorato per tutti quei giorni.

Oggi ho un bel lavoro e uno stipendio dignitoso, migliore sicuramente di quello di mio padre, autista dell’Atac. Negli anni ho comperato tanti giocattoli, libri, dischi, strumenti, ma credo di non aver mai posseduto nulla di più prezioso di quella scatolina di cartucce colorate, di quella chitarra.

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