Kristallnacht

di Alessandro Vivanti

“KRISTALLNACHT”
Kristallnacht, ovvero la “Notte dei cristalli”, indica il violento pogrom anti-ebraico del 9 e 10 novembre 1938. Il pogrom ebbe luogo in tutta la Germania, che al tempo comprendeva anche l’Austria e la regione dei Sudeti, in Cecoslovacchia. In tutto il Reich tedesco centinaia di sinagoghe furono attaccate, soggette ad atti di vandalismo, saccheggiate e distrutte. Molte furono date alle fiamme. Ai vigili del fuoco fu ordinato di lasciar bruciare le sinagoghe, ma di evitare che le fiamme si propagassero agli edifici vicini. Le vetrine di migliaia di negozi ebrei furono distrutte e la merce rubata. I cimiteri ebraici furono profanati. Molti ebrei furono attaccati da squadre di truppe d’assalto (SA). Almeno 91 ebrei morirono durante quel pogrom.

Gli atti di violenza furono istigati soprattutto dagli ufficiali del Partito Nazista e dai membri delle SA (Sturmabteilungen: letteralmente, Reparti d’assalto, ma comunemente dette Truppe d’assalto) e dalla Gioventù hitleriana.

Il giorno seguente, gli ufficiali tedeschi dichiararono che la Kristallnacht era stata la reazione emotiva dell’opinione pubblica all’assassinio di Ernst vom Rath. Vom Rath era un funzionario presso l’Ambasciata tedesca di Parigi. Il 7 novembre del 1938, Herschel Grynszpan, un diciassettenne ebreo polacco, gli sparò. Pochi giorni prima, le autorità tedesche avevano espulso migliaia di cittadini ebrei polacchi che vivevano in Germania e Grynszpan aveva saputo che tra loro c’erano i suoi genitori, residenti in Germania dal 1911.

Ai genitori di Grynszpan e agli altri ebrei polacchi espulsi fu inizialmente negato l’ingresso in Polonia. Di conseguenza, si ritrovarono bloccati in un campo profughi vicino alla città di Zbaszyn, nella zona di frontiera tra la Polonia e la Germania. Apparentemente, Grynszpan, che risiedeva illegalmente a Parigi, si recò all’Ambasciata tedesca per vendicare le umiliazioni subite dai suoi genitori e sparò al diplomatico incaricato di seguire il suo caso.

Vom Rath morì il 9 novembre 1938, due giorni dopo l’attentato. Quella data per caso coincideva con l’anniversario del Putsch di Monaco del 1923, una ricorrenza importante nel calendario nazionalsocialista. I dirigenti del Partito nazista, riuniti a Monaco per la commemorazione del Putsch, decisero di usare l’attentato come pretesto per scatenare una notte di violenze antisemite. Il ministro della propaganda, Joseph Goebbels, uno dei principali istigatori del pogrom della Kristallnacht, insinuò davanti ai Nazisti della “Vecchia guardia” che “la comunità ebraica internazionale” aveva cospirato per commettere l’assassinio. Quindi annunciò: “il Führer ha deciso che… le manifestazioni non devono essere preparate o organizzate dal partito, ma quando scoppiano spontaneamente non devono essere ostacolate”.

Le parole di Goebbles furono interpretate come un ordine per scatenare la violenza. Dopo il suo discorso, i dirigenti regionali del Partito trasmisero le loro istruzioni alle loro sedi locali. Le violenze esplosero in varie parti del Reich nella tarda serata del 9 e continuarono sino alla prima mattinata del 10 novembre. Alle ore 1.20 di notte del 10 novembre, Reinhard Heydrich, in qualità di comandante delle forze di sicurezza (Sicherheitspolizei) inviò ai quartieri generali, alle stazioni della Polizia di stato e ai dirigenti delle SA dei vari distretti, un telegramma urgente contenente direttive riguardo alle rivolte. Squadre delle SA e della Gioventù hitleriana in tutta la Germania e nei territori annessi furono responsabili della distruzione di case e negozi di ebrei. I membri di molte squadre erano in abiti civili per alimentare la messinscena che i disordini fossero una manifestazione dovuta all’“indignazione collettiva”.

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