James Joyce a Trieste

di Roberto Coaloa

Ricordi di Trieste, senza capo né coda, in questi ultimi anni.
È una città che amo molto. Provo, ora, un gran dispiacere a non trovare, con facilità, cinque o sei rullini in bianco e nero. Quanto vorrei essere, en Flâneur, fermo a trent’anni fa, quando passavo ore a pulire la mia Canon con una pelle di daino e un soffietto, uscire in auto e scattare fotografie a Trieste, dal mattino alla sera!
Oggi, non è la stessa cosa fotografare con uno strumento digitale. Svanisce la magia del “clic”!
Quanti visi dall’atavismo mitteleuropeo vorrei ritrarre!
Trieste è un piccolo mondo, che contiene molte meraviglie dello spirito.
Non solo la città degli Asburgo e della Kriegsmarine! Certo, la memoria di Massimiliano d’Asburgo, di Georg Ludwig von Trapp, di Franz Ferdinand, di Francesco Giuseppe e del Beato Carlo.
Come non ricordare anche la “colonia” britannica dei Richard Burton e James Joyce?
Amatissimo Italo Svevo!
Amici pedanti e amiche intelligenti…
Vento e birra.
Da ricordare, sempre, le peripezie del dublinese James Joyce, che arriva a Trieste per la prima volta il 20 ottobre 1904 con la fiancée ventenne Nora Barnacle. Non trovando lavoro come insegnante d’inglese presso la Berlitz School, prestigiosa scuola di lingue, il 30 ottobre si trasferisce a Pola, in Istria. Vi rimane sei mesi prima di tornare a Trieste, dove finalmente trova impiego alla Berlitz School.
Joyce vive a Trieste dal 1904 al 1905 e dal 1919 al 1920, con alcune interruzioni per brevi soggiorni a Pola, a Roma e in Irlanda.
Compagni triestini fatevi sentire!
Presto, prestissimo, dovrò flanare a Trieste per nuove ricerche.
Forse, riuscirò a fotografare, i bei momenti, con l’amata pellicola. Solo il pensiero mi rende felice…

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