Io voto NO

di Mario Scialoja

LE TAPPE DELLA MARCIA VERSO I PIENI POTERI: STOPPIAMOLA COL “NO”.

La campagna referendaria è un intrico di imbrogli, menzogne e ipocrisie. Penso che di questo se ne siano accorti tutti.
Il primo imbroglio è quello di titolarla “referendum sulla separazione delle carriere”. Perché, di fatto, la separazione tra Pebbico miniustero e giudice  c’è già. E, comuque, non è certo questo il punto centrale della riforma.
Che, invece, sta nel colpo mancino della divisione in due del Consiglio superiore della Magistratura.

Ma sui contenuti torniamo dopo. Invece vorrei sottolineare qulcosa di fondamentale, di cui poco si è parlato.
Questa riforma costituzionale è una tappa (non la prima) di un disegno ben più vasto: cioè il tragitto verso i pieni poteri.
Le prime tappe sono state i vari decreti sicurezza con i quali si è rafforzata la repressione e il controllo delle libertà democratiche (decreto Rave, Cutro, regolamentazione manifestazioni, semi immunità ai poliziotti…).
Adesso viene queto referendum per indebolire il potere di controllo giudiziario rispetto al potere politico.
Poi, il progetto meloniano prevede la riforma elettorale e quella del premierato.
Con la riforma elettorale si da un premio di maggioranza strabordante che in sostanza permette a un partito che vince, anche con meno del 30% dei voti, di stravincere e controllare alla grande il Parlamento.
Col premierato, che Meloni , non a caso,  ha definito “la madre di tutte le riforme”, si assesta il colpo finale.  L’elezione diretta del capo del governo da parte del Popolo permetterà di mettere in naftalina il Presidente della Repubblica, relegato al ruolo di passacarte, o poco più.
Ed elevare il capo dell’esecutivo, eletto dalla volontà popolare, a dominus indiscusso (e indiscutibile) che può aspirare ai pieni poteri. Come Orban.
Un progetto di orbanizzazione dell’Italia. Si capisce che Meloni ci tenga tanto. E si capisce perché per la destra è così importante che vinca il “si” adesso. Perché, in caso contrario crolla tutto il percorso progettato verso i pieni poteri.
Ed è la ragione principale per votare “NO”.
Per mandare all’aria non tanto la Meloni attuale, ma quella che progetta di essere. Quella che, dopo aver indebolito il potere di controllo del giudiziario, dopo aver consegnato una strabordante vittoria al partito che prende un voto in più, e dopo il premierato, può dire a chiunque “zitto tu che a me mi ha votata il Popolo”.

Veniamo ai contenuti, o agli pseudo contenuti.
“L’indipendenza della magistratura non si mette in discussione con un atto clamoroso, ma attraverso interventi progressivi che restringono gli spazi”, ha scritto Gherardo Colombo, ex magistrato , quello serio, di Tangentopoli. Ed è ciò che prova a fare questo riforma costituzionale.
Dell’irrilevanza della separazione delle carriere, ho già detto.
Invecxe la divisione  del Consiglio Superiore in due organi distinti è studiata per indebolire il potere giudiziario. Tanto più col finto sorteggio dei componenti dei due organi che adotta criteri diversi a favore del Consiglio dei pubblici ministeri che hanno legame diretto con i politici.
Inoltre, con la riforma è evidente che chi ci rimette sono i cittadini : perchè i pubblici ministeri, separati dai magistrati giudicanti, diventano magistrati solo accusatori. Mentre invece, adesso, è previsto che anche i pubblici ministeri abbiano il dovere di cercare prove a favore dell’imputato. E non è (era) raro che possano chiedere anche delle attenuanti o l’assoluzione.
Anche l’istituzione di una Alta Corte Disciplinare, oltre ad apparire vagamente intimidatoria, che garanzie in più può fornire, essendo totalemente autoreferenziale e composta da magistrati vicini all’esecutivo ? Nessuna.

Inutile ripetere quello che viene detto ovunque. Che questa non è una riforma della Giustizia, ma una riforma dei poteri dei magistrati. Per i cittadini la giustizia non fuzionerà meglio, i processi non saranno più corti, nessuna disfunzione sarà sanata…
Lo ha detto con parole chiare anche Nordio, ministro della Giustizia: questo referendum non ha niente a che vedere col fuzionamento della Giustizia.

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