Intorno a Goethe

di Carlo Serra

Dopo due anni di lavoro su questi aspetti, non so se riuscirei a parlare di campi di forza, come fa, in fondo, Merleau Ponty nei suoi riferimenti goethiani nel grande corso su La Natura. Non lo farei perché Goethe non vede la questione in termini vettoriali ma come una irradiazione continua che segmenta nel flusso, ed è questo carattere di segmentazione che lo distanzia dalle teorie del flusso, persino dal flusso di cui parla la fenomenologia di Husserl. Goethe ragiona per raccordi discreti, secondo una direzione che tende a congelare molti aspetti dello spinozismo superficiale che lo circondava. E forse questo aspetto lo avvicina più alla dimensione della serie, che a quella del divenire. Su questi aspetti, la convergenza con la discontinuità strutturale del mondo schopenhaueriano è quasi un travaso, in un rapporto soffertissimo, che cerca di saturare il salto fra fasi con la ciclicità.

La Metamorfosi delle Piante di Goethe ha aspetti sorprendenti: l’analisi della formazione della pianta può andare naturalmente dal semplice al complesso, ma anche, al contrario, dal complesso al semplice, come accade in questo esempio. Quello che colpisce è che ogni taglio, ogni fase nella formazione della forma ingloba le precedenti, e deve preparare alle successive. Con grande finezza, un commentatore di formazione anglosassone osserva che questo modello spinoziano in Goethe si arricchisce di una suggestione musicale, come se il formarsi della pianta, in ogni fase del suo sviluppo, pagasse un tributo allo scorrere del tempo che sostiene il formarsi della melodia. Quanto viene trattenuto all’inizio, incombe sulle fasi temporali che si inseguono nello scorrere del suono. E’ una osservazione sottile, che ci invita a guardare la forma non tanto nel suo spaccato temporale, nel suo essere così e così in questo momento, ma nell’incombere di un processo metamorfico che ne modifica incessantemente il profilo, come se ogni figura fosse solo un ritaglio temporale in un processo più ampio. Certamente il lavoro di Gordon L. Miller, nella sua estrema precisione, coglieva , all’inizo degli anni 50 del secolo scorso, un aspetto vertiginoso nel darsi del rapporto fra Bildung e Gestaltung, che influenzerà non poco i compositori tardo -romantici, che in quel testo goethiano rintracciano un modello drammaturgico per lo sviluppo della funzione strutturale della melodia. Che Schopenhauer abbia avvertito il fascino del modello goethiano con tanta forza, ma faticasse ad accettarne l’aspetto visivo, è certamente uno di quei misteri della filosofia, che rende il pensiero umano così affascinante e inesauribile. Goethe non capiva perché il giovane, brillantissimo, allievo non riuscisse ad accettare al totalità degli aspetti visivi della teoria del colore, Schopenhauer, a sua volta, diceva che Goethe, immenso, non riusciva a capire il motivo della sua distanza,rispetto alla teoria del colore. Ma certamente questi aspetti del modello morfologico goethiano esplodono con tutta la loro forza, quando Schopenhauer parla della inesauribilità della forma melodica, del suo continuo modificarsi, in analogia con le trasformazioni del rapporto fra uomo, desiderio, volontà.

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