Inghilterra del Nord

di Francesca Coin

La tristezza che ti assale nel nord inglese al semplice guardarti attorno è a volte così asfittica che verrebbe da congratularsi con tutte le persone che incontri per la capacità semplice di sopravvivere ogni giorno nonostante il buio permanente, il senso d’apocalisse che ti assale alle 16 quando tutto chiude le strade restano vuote di una povertà ubiqua e una libertà che si consuma nell’alcol mentre la televisione è accesa in ogni casa da mattino a sera e quell’oceano dal colore marrone che ti gela di vento e di piogge continue sembra volerti afferrare con le sue sabbie mobili.

Non sarà mica un caso se Mark Fisher è nato a circa dieci miglia da qui, dove altro poteva essere cresciuto se non qui dove anche la persona più piena di entusiasmo rischia di inciampare in una crisi depressiva ad ogni piè sospinto.


Io sto bene ma davvero mi chiedo dove sta scritto che si debba pagare un prezzo così alto per lavorare in un ambiente delizioso le cui virtù tuttavia si giovano anche del fatto che in Italia le università e la cultura in generale sono state prese a picconate da opportunisti e baciapile da almeno 40 anni

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