In visita a Rodi

di Fiorenzo Toso

L’estate scorsa la visita al museo storico della comunità ebraica di Rodi mi ha fatto meglio conoscere un episodio in gran parte rimosso dalla nostra memoria collettiva. Voglio riproporvi oggi le impressioni di allora.
Rodi e il Dodecaneso, occupate dall’Italia tra il 1912 e il 1947, ospitavano oltre alla preponderante comunità greca e a quella turca, alcune migliaia di ebrei sefarditi di lingua spagnola (chiamata ‘ladino’) discendenti di quelli che si erano insediati qui e altrove nell’Impero Ottomano a partire dal 1522.
La convivenza pacifica delle tre comunità continuò anche durante l’amministrazione italiana (quando l’arcipelago ospitò anche molti coloni provenienti dalla Penisola) fino alle sciagurate leggi razziali volute da Mussolini e approvate da Vittorio Emanuele III. Iniziò allora una pesante politica discriminatoria culminata durante l’occupazione tedesca con i rastrellamenti e le deportazioni, vergognosamente sostenute dalle autorità italiane.
Alcuni episodi di solidarietà (come quello del console turco che salvò un migliaio di ebrei concedendo loro una fittizia cittadinanza del suo paese) non impedirono così la distruzione di una comunità secolare, che tanto aveva contribuito al benessere e all’arricchimento culturale di Rodi.
Oggi la vecchia sinagoga ospita un memoriale e un museo che anche il più distratto dei turisti Italiani dovrebbe visitare, per non dimenticare questo episodio ripugnante e tristissimo che, non illudetevi, ci riguarda in pieno.

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