In ricordo di Gino Strada

di Angelo d’Orsi

Gino Strada se n’è andato di colpo, mentre era in Normandia. Una notizia che abbiamo sperato, in tanti, non venisse confermata, ma purtroppo sono giunte fin troppe conferme, dalla Figlia, da Emergency, dal suo più stretto entourage.
E ora? Ora, ci chiediamo, come faremo? Gino Strada era un monumento, non una istituzione, era un uomo insostituibile, e adesso che è morto, proprio come un olmo pluricentenario, un monumento della Natura, o come il Campanile di Venezia, monumento dell’uomo, quando caddero, abbattuti dalla furia della natura stessa o dalla stupidità umana, abbiamo solo potuto pensare di rifare un campanile che fosse la copia dell’originale, ovvero di piantare altri olmi, magari in bei filari ordinati.
Gino Strada, medico, filantropo, attivista per i diritti universali, è un caso quasi unico nella storia, certamente unico in quella italiana. Lo avremmo voluto ministro, lo avrei voluto presidente della Repubblica, lo avrei voluto provvisto non solo di onori e compiti importanti, ma di mezzi per poter fare il suo lavoro, a vantaggio di tutti, con più agio.
Aveva dovuto sopportare anche i latrati ringhiosi dei Salvini di turno, gli sbeffeggiamenti della destra e persino di una sedicente sinistra che si ritiene sempre più a sinistra, e che pensa che curare ammalati e feriti serva solo a tenere in piedi il sistema. Strada non si curava di loro, anche se negli ultimi anni aveva ogni tanto accettato di andare in tv per spiegare il proprio lavoro, ed aveva dovuto subire attacchi tanto feroci quanto grotteschi.
Una Italia con la Sanità – e non solo! – in mano a Gino Strada…ci avrebbe non soltanto rassicurato, ma ci avrebbe restituito un po’ di orgoglio nazionale. Assai più forte di quello che abbiamo constatato nelle ultime settimane davanti ai successi sportivi degli atleti e dei calciatori.
Ma Gino non c’è più. Personalmente, avendo fin da piccolo aborrito la guerra, come un evento stupido e ingiusto, sempre, prima che doloroso, non posso che sentirmi idealmente intimo a questa Grande Anima, a un Uomo, con la maiuscola, che giganteggiava (per moralità e per impegno pratico) fra turbe di nani e ballerine, tra cosche di mafiosi e logge di piduisti, tra politici corrotti e professionisti (anche della professione medica) pronti a farsi comprare. Gino si è battuto per tutta la vita contro lo scempio che è stato fatto della Sanità pubblica, si è battuto per salvare vite umane disperse in mare, per portare soccorso alle vittime delle guerre che l’Occidente scatenava.
E lui che con la sua benemerita, meravigliosa Emergency, tanto aveva fatto per portare conforto in Afghanistan, se ne va mentre i Taliban, che gli Stati Uniti armarono contro il governo progressista di Kabul, ora si stanno mangiando l’intero Paese, nella nostra colpevole indifferenza.
Ecco, il messaggio di Gino è stato innanzi tutto un messaggio contro l’indifferenza, contro gli indifferenti, quelli bollati a sangue in un famoso articolo del giovane Antonio Gramsci a cui ispiro, indegnamente forse, ma fedelmente, ogni mio atto e ogni mio pensiero. Anche quelli che mi hanno condotto a candidarmi a Sindaco di Torino.

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