In fuga dall’Ucraina

di Helena Janeczek

C’è una donna russa a cui sono legata da un enorme debito di riconoscenza. Non è un’amica, non è una badante o colf, e quindi l’ho conosciuta bene, ma senza un certo tipo di confidenza.
Non ci sentivamo più da anni.
Quindi non ero certa di ricordarmi bene che mi avesse detto che era di Charkov. Che è il nome in russo di Kharkiv, città ucraina in buona parte abitata da russi e russofoni, di cui è rimasto in piedi quasi nulla.
Ho trovato il suo numero e le ho scritto dei messaggi anche un pochino tragicomici, data la mia incertezza.
Lei ha confermato, dicendo che sua madre anzianissima è in cantina sotto le bombe, e così il resto della sua famiglia. Solo oggi ho avuto il coraggio di mandarle dei nuovi messaggi.
Sono ancora in cantina è “il vivo al telefono” mi ha scritto, in tedesco.
A Mariupol per due giorni i corridoi umanitari per evacuare i civili sono falliti perché, come in Siria, sono finiti per due volte sotto attacco.
Questa era ieri la stazione di Kharkiv/Charkov.
Ora dicono che ci sia un cessate il fuoco per permettere l’evacuazione dei civili intrappolati delle tre città più devastate – Kharkiv, Sumy, Mariupol.
Spero tanto che possa essere la volta buona, però non oso sperarci troppo.

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