Il voto francese

di Peter Freeman

Siamo usi a esagerare un po’. Sul voto francese ho letto che “Macron è morto”, altri scrivono invece che Macron è il vero trionfatore. Ni l’un, ni l’autre, mi verrebbe da dire.
Macron ha giocato d’azzardo, ha fatto “all in” su una mano di carte non necessariamente vincenti: in caso di successo avrebbe dovuto accettare il proprio ridimensionamento, suo e di “Ensemble”, avrebbe relegato in un angolino l’estrema destra e consegnato alle sinistre lo scettro di partito di maggioranza relativa. In questo senso ha vinto la sua partita ma ha perso una bella fetta del suo potere.
Forse sarebbe il caso di guardare con maggior attenzione a quel che si annuncia come la più importante novità nella storia della Quinta Repubblica francese: una nuova dialettica tra l’Assemblea Nazionale ed Eliseo. Fin qui il ruolo del Parlamento era stato marginalizzato dall’architettura costituzionale stessa dello Stato: il Capo era le President, il primo ministro una sua creatura sia pur talora un po’ scalpitante, l’Assemblea un potere vieppiù sottomesso, espressione numerica delle tornate elettorali che avevano eletto il Capo dello Stato, un potere legislativo cui demandare la ratifica più che la formazione delle leggi. Del resto Charles De Gaulle aveva voluto una Repubblica che si potesse governare dall’Eliseo, una sorta di monarchia rigorosamente repubblicana (passatemi l’ossimoro) e un parlamento “qui suivra” (comme l’intendance). In qualche modo le General aveva anticipato una tendenza tipica delle “post-democrazie”: un potere esecutivo forte, un potere legislativo sempre più indebolito e persino delegittimato.
Questa cosa adesso non si potrà più fare: la scelta di Macron consegna alla Francia un “patto repubblicano” per ora tutto interno alle urne e alla volontà popolare e restituisce all’Assemblea Nazionale un potere che non ha mai davvero avuto tra le mani: la volontà parlamentare, la formazione di una maggioranza e dunque di un esecutivo. Non è detto che ce la faccia: c’è uno shock istituzionale da superare e uno scontro politico tra centro liberale e sinistra che non è facile ricomporre e mediare, forse è addirittura impossibile.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *