Il Sommo Respiro

Gian Ruggero Manzoni

IL SOMMO RESPIRO

Nelle ultime pagine del suo stupendo libro “Scolpire il Tempo”, tanti anni fa il gigantesco regista russo ANDREJ TARKOVSKIJ scrisse: “Il nostro mondo è scisso in due parti: il bene e il male, la spiritualità e il pragmatismo. Il nostro mondo umano è costruito… è modellato sulla base delle leggi materiali poiché l’uomo ha edificato la propria società sul modello della morta materia. Perciò egli non crede nello spirito e rifiuta Dio. C’è una speranza che l’uomo sopravviva nonostante tutti i segni del silenzio apocalittico preannunciato dall’evidenza dei fatti? La risposta a questo interrogativo, forse, è contenuta nell’antica leggenda sulla resistenza dell’albero inaridito, privato dei succhi vitali, che ho preso come base per il film che considero il più importante nella mia biografia artistica, cioè ‘Sacrificio’. Un monaco, nel film un bimbo, passo dopo passo, secchio dopo secchio, portava l’acqua sulla montagna e innaffiava l’albero inaridito, credendo, senz’ombra di dubbio, nella necessità di quel che faceva, senza abbandonare neppure per un istante la fiducia nella forza miracolosa della sua fede nel Creatore, così che assistette al miracolo: una mattina i rami dell’albero si rianimarono e si coprirono di foglioline. Ma quello era in effetti un miracolo? No, era soltanto la verità… la prima vittima di ogni realtà unicamente materiale, e di ogni guerra”.

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