Il referee con la bacchetta in mano

Steel engraving Elderly school teacher punishing a boy with a cane from 1876

di Armando Pepe

Riporto integralmente ciò che un referee ebbe a scrivere su di un libro che ho letto con interesse e piacere la scorsa estate. Per ovvie ragioni mi assumo la paternità dell’articolo ma non di quanto vi è contenuto. 

«Si tratta di una buona e ricca ricerca documentaria, segnata però da alcuni problemi di fondo, che aprono molti dubbi circa la sua pubblicabilità.

Il controllo della bibliografia disponibile da parte dell’autore non è completo e alcune esclusioni di autori italiani tradiscono un’impostazione che evita la discussione storiografica e che pregiudica l’analisi. L’adozione di alcune categorie interpretative, fortemente discusse, come quella di “fascismo di sinistra” o “gruppo bottaiano” non aiutano.

Il problema di fondo è rappresentato dall’impostazione stessa dell’analisi la quale alla fine dei conti finisce per rinchiudersi in una storia delle idee, peraltro discutibile, e per perdere di vista i contatti delle idee con i fatti, con tutta la loro cogenza, non riuscendo peraltro a dare dei pensieri e dell’evoluzione delle posizioni di Bottai una spiegazione sufficiente.

Pur dedicato alla biografia di un gerarca che ebbe un ruolo importante nell’Italia degli anni Trenta, e in particolare della seconda metà, non compaiono nel testo discussioni circa il carattere totalitario del fascismo e sulla radicalizzazione che in quel periodo il regime conobbe. Probabilmente, un confronto con una letteratura di storia più marcatamente politica e con autori ad esempio come Enzo Collotti (citato solo per due brevi articoli e non nelle sue opere maggiori, peraltro inerenti al tema oggetto del volume: la politica di potenza del fascismo e i suoi rapporti con quella del nazismo) e non solo con gli scritti di Renzo De Felice, Emilio Gentile, Giovanni Berardelli e Giuseppe Parlato avrebbe ampliato la prospettiva di analisi del volume, disancorandola da una storia delle idee autocentrata.

Al momento il testo non riesce a fuoriuscire dalle secche di una tradizionale storia delle idee e non metta in relazione Bottai e la sua rivista con la storia politica, sociale, economica e militare del regime di quegli anni. Per tali ragioni, pur riconoscendone vari meriti, questo revisore ha molti dubbi circa la pubblicabilità di questo testo».

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