Il Presidente

di Armando Pepe

Storia, retroscena e probabili previsioni dei e sui presidenti della Repubblica. Marco Damilano lo fa con cognizione e passione in un libro non di sola cronaca , ma di taglio giornalistico per la facile leggibilità. Una carrellata di fatti, persone, evenienze. L’autore pone come discrimine il 1992, una data spartiacque prima della quale il Presidente non contava tanto quanto conti oggi, pur a Costituzione invariata: ciò è dovuto alla odierna debolezza intrinseca dei partiti, svuotati di effettivo potere e costretti a seguire il leader. Quindi, c’è un prima totalmente diverso dall’adesso.

È ferma convinzione dell’autore che “nella storia delle elezioni presidenziali si intravede in controluce il Deep State italiano, se esiste. È il Romanzo della Repubblica, l’unico possibile”(p. 28).

Una ritualità repubblicana, fatta di urne e catafalchi, biglietti, frasi inconfessabili, ambizioni e delusioni.

Damilano, grande lettore di romanzi, appassionato di fiction, ammette che “nessun grande scrittore si è misurato con l’evento e sono rarissimi i romanzi che parlano del Presidente della Repubblica italiano. Incuriosì quello firmato nel 2010 da Philip M. Godgift, pseudonimo scelto dallo storico ed ex deputato radicale Massimo Teodori, che raccontava la sfida tra il presidente Salernitano e il premier Speranzoni, mentre nella realtà si preparava la fine del governo Berlusconi e l’intervento di Giorgio Napolitano. Ben più riuscito e preveggente, anche se dimenticato, è stato il libello di Guglielmo Negri, repubblicano, giurista, vicesegretario generale della Camera e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Lamberto Dini nel 1995” (p. 29).

Dalla fiction poi si passa alla realtà, alla serie dei personaggi che sono saliti ai vertici della Repubblica, mettendone in risalto i lati misconosciuti, le circostanze opache in cui si trovarono ad operare.

Alcuni Presidenti (come Gronchi, Segni e Saragat) ebbero torsioni autoritarie, altri invece furono in perfetta sintonia con il ruolo di garanzia, degnamente rivestito.

Damilano dimostra di essere giornalista di vaglia quando arricchisce la narrazione con aneddoti particolari e particolareggiati.

Infatti il libro offre la sua parte migliore laddove si parla degli ultimi Presidenti in ordine di tempo, da Napolitano a Mattarella anche perché sono anni in cui con il taccuino in mano l’autore ha potuto seguire da presso le tante vicende accadute, funzioni e contraddizioni della politica italiana.

In quanto alla mera narrazione si coglie quella capacità di mischiare il tanto al tanto poco, di tratteggiare con penna sicura le spigolosità dei personaggi, di dare corpo a speranze e delusioni.

Damilano fa capire tra le righe che Mario Draghi è interessato alla carica poiché per intessere reti usa la propria segreteria politica, le cui redini sono poste nelle mani del piedimontese Antonio Funiciello, abile spin doctor.

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