Il potere che offende

di Marzio Zanantoni 

NOVITÀ IN LIBRERIA. In prossimità dell’anniversario della strage di Piazza Fontana e della morte non accidentale di Giuseppe Pinelli pochi giorni dopo, è stato pubblicato un libro che ritorna su quelle vicende. Difficile trovare argomenti nuovi dopo le tantissime pubblicazioni uscite nel corso dei decenni su quegli avvenimenti. Eppure il libro di Cimatti (Ivano Cimatti, «Il potere che offende. Quando Luigi Calabresi denunciò Lotta Continua», Pendragon, 20,00 euro), oltre che ricostruire momenti drammatici già conosciuti, offre una lettura degli atti processuali basata su documenti noti o inediti, tratti anche agli archivi privati degli avvocati di allora, che è davvero sconvolgente. Emergono con chiarezza ancora più certa almeno due punti fissi: che l’inchiesta manipolata della strage, confluita nella pista anarchica, fu studiata nei minimi particolari a Roma dalla DAR (divisione affari riservati) e poi sviluppata momento per momento negli uffici della questura di Milano; che la morte di Pinelli non fu dovuta a un “malore attivo”, né tantomeno fu un suicidio. Secondo Guido Salvini, che scrive la Prefazione al libro, la morte di Pinelli fu un omicidio preterintenzionale, esito di una colluttazione imprevista. Leggere dai verbali, dai documenti riservati, dai documenti ufficiali e non come si svolsero i fatti desta una diretta impressione più di quando centinaia di articoli giornalistici ci hanno raccontato. E poi emerge la figura di Calabresi: “burattino” nelle mani di una strategia che, secondo l’autore, il commissario accettò in previsione di una progressione di carriera. E’ un libro, questo, che a distanza di tanti anni, scava dentro verità oramai impossibili da nascondere.

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