Il Politecnico di Vittorini

di Marzio Zanantoni

La letteratura critica dedicata alla rivista “Il Politecnico” (pubblicata tra settembre 1945 e il dicembre 1947), diretta da Elio Vittorini e disegnata da Albe Steiner è notevole ed è quindi molto difficile scrivere qualcosa di nuovo e soprattutto nel fermarsi per l’ennesima volta al più comune motivo dello scontro tra Vittorini e Togliatti sulla presunta “autonomia della cultura” rispetto all’impegno militante in un partito.

Ci voleva Gian Carlo Ferretti, il nostro maggiore storico dell’editoria italiana e del mercato librario, giunto in piena attività a 91 anni, per offrirci una lettura della rivista vittoriniana decisamente originale con il suo libro appena uscito: “L’altra Italia del Politecnico di Vittorini attraverso la posta dei lettori” (Interlinea, Euro 15,00).

Innanzitutto Ferretti traccia le linee del programma formativo di emancipazione del lettore che sta alla radice della rivista. Quindi divide sinteticamente, ma in modo efficace, l’esplicitazione di tale programma in un “Politecnico alto” (intorno al quale è stata dedicata la stragrande maggioranza dei contributi critici degli studiosi: la grafica, gli editoriali, gli articoli di maggior peso ecc.) e un “Politecnico basso” (gli appelli ai lettori, le richieste di collaborazione, i notiziari, le segnalazioni di libri ecc.), su cui la letteratura critica è minima o del tutto assente.
Ferretti centra la sua analisi sulla “posta dei lettori” che arrivava copiosissima alla redazione milanese, individua mestieri e luoghi dei mittenti, ne traccia un profilo accurato. La sua conclusione lo porta a un giudizio negativo molto netto e fallimentare dell’opera di Vittorini, definendo il tentativo di emancipazione che l’intellettuale siciliano voleva attuare con “Politecnico” un “esperimento fallito”, caratterizzato da un misto di volontarismo e velleitarismo.

Un giudizio molto esplicito e forte che mette in luce alcuni tratti di Vittorini certamente già rilevati, ma raramente con la forza argomentativa dell’analisi di Ferretti. Alla fine del suo libro riporta le biografie (spesso con molti dati inediti e di prima mano) di quei “lettori” che definisce la “nuova élite”: corrispondenti, a quel tempo sconosciuti ventenni o poco più, che per il loro ruolo sociale diverranno celebri e importanti: da Edoarda Masi a Gianni Brera, da Marcello Venturi a Guido Ceronetti, da Giuseppe Del Bo a Angelo Maria Ripellino e molti altri.

Segnalo infine, seppure di un anno fa, anche il libro di CORINNE PONTILLO (Carocci, Euro 21,00) che offre, una lettura di “Politecnico” basata principalmente sulle sue caratteristiche visive e giornalistiche.

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