Il negazionismo

di Alessandro Vivanti

Ciao papà, buon 96esimo compleanno (Mantova, 23 gennaio 1928). Ti ricordo con queste immagini perché voglio utilizzarle per un prossimo scritto su di te, perché nel 2023 mi hai sorpreso. Sapevo che avevi omesso qualcosa su di te in famiglia , ma dopo essere entrato in contatto con alcune persone del kibbutz di Ruchama, dove sei stato dal 1950 al 1953, alcune cose sono riemerse del tuo passato. Tua mamma, mia nonna Clelia Della Pergola ti aveva raggiunto per vedere come stavi e coraggiosamente aveva affrontato un gran bel viaggio da Mantova fino in Israele, dov’eri. La foto che una persona di Ruchama si è divertita a colorare, evidenzia il suo fascino che già il bianco e nero esalta. A 23 anni o poco più, eri proprio una “testa calda” che con gli anni hai nascosto bene a noi tutti. Tanti auguri: L’chaim 🥂

Oggi ho rispolverato un tuo breve scritto del 2008, intitolato Gli assassini della memoria, a proposito della traduzione dal francese dei saggi di Pierre Vidal-Naquet contro il “cosiddetto” negazionismo.
“Come viene spiegato da Miccoli nell’ampia introduzione al volume, in cui è delineata efficacemente la figura dell’autore esaminata nell’ambiente in cui visse, il suo impegno etico-politico era stato sollecitato verso la metà degli anni Ottanta dalla necessità di affermare le ragioni della «ricerca della verità» in polemica con quei vari personaggi che avevano preso a negare la Shoah. Può apparire sorprendente questa scelta polemica da parte di chi aveva deciso di dedicarsi alla storia antica, e in particolare a quella greca, «per sfuggire alla tirannia dell’immediato» (p. 20).
… “Chi ne nega, perciò, una pagina fondamentale come la Shoah vuole uccidere la coscienza del presente.
Sarà il caso di notare che la possibilità di conoscere questi studi appare oggi particolarmente opportuna per le discussioni provocate dalla decisione papale di togliere la scomunica a quattro vescovi seguaci di monsignor Lefebvre, il quale aveva respinto le decisioni del Concilio Vaticano II e in particolare il documento Nostra aetate, con cui la Chiesa cattolica si è aperta al confronto con le altre religioni. Infatti uno dei quattro prelati ha rilasciato subito dichiarazioni a sostegno delle tesi negazionistiche, mostrando che, per chi si pone su posizioni anticonciliari, la negazione della Shoah è coerente con l’antico antigiudaismo della Chiesa, come del resto risulta chiaramente proprio dalle pagine di Vidal-Naquet. Da esse, inoltre, appare evidente che quelle tesi non vanno rifiutate mediante un atto di fede, come qualche portavoce vaticano ha suggerito nel tentativo di sopire lo scandalo: la Shoah è un evento della storia del Terzo Reich nazista, ad essa intimamente connessa, non diversamente dall’emanazione delle leggi eccezionali all’indomani dell’ascesa al potere di Hitler, dall’invasione della Polonia o dall’Operazione Barbarossa. Non c’è da crederci o no: c’è solo da prenderla in considerazione quale accadimento, certo sconvolgente, di quel periodo.
… Perché, secondo loro, «non c’è mai stato un genocidio, e lo strumento che ne è il simbolo, la camera a gas, non è mai esistito». Cosí, «la “soluzione finale” non è mai stata altro che l’espulsione degli ebrei verso l’Europa dell’Est» e la cifra delle vittime ebree del nazismo non va oltre le 200/300 mila persone. «Il genocidio è un’invenzione della propaganda alleata, principalmente ebraica e in modo particolare sionista» (p. 78). Con questa evocazione di una presunta «leggenda giudaica» emerge la natura ideologica del negazionismo, che Vidal-Naquet paragona alla presunta «pugnalata alle spalle», l’idea diffusa dalla propaganda nazionalista all’indomani della prima guerra mondiale, divenuta poi una delle basi del trionfo hitleriano.
… Ancora recentemente un seguace del vescovo Lefebvre, abitante nel Veneto, nel negare la Shoah, ha sí ammesso l’esistenza delle camere a gas, ma ha affermato che esse servivano soltanto per disinfettare dai pidocchi i prigionieri dei Lager. L’origine di questo vergognoso travisamento può essere cercato nella dichiarazione fatta a ufficiali delle Ss da Himmler nell’aprile 1943: «L’antisemitismo è come lo spidocchiamento. Allontanare [entfernen] i pidocchi non è una questione di concezione del mondo. È una questione di pulizia».”

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