Il mondo accademico contro “Presa diretta”

di Nicola D’Elia

La puntata di “Presa diretta” del 7 febbraio scorso, dedicata alla malauniversità, ha scatenato dure reazioni e feroci critiche da parte del mondo accademico, che hanno sollecitato la pronta replica del conduttore Riccardo Iacona e del suo staff. L’accusa mossa a “Presa diretta” è di essersi concentrata sulle inchieste della magistratura che hanno avuto ad oggetto una serie di vicende concorsuali in diversi atenei facendo emergere un modus operandi in base al quale il reclutamento universitario avviene attraverso procedure non trasparenti che penalizzano il merito a vantaggio dell’appartenenza.

Gli esponenti del mondo accademico che hanno preso di mira “Presa diretta”, spiega Iacona, non accettano che si parli di un ‘sistema’ sostenendo che il fenomeno sarebbe limitato a “pochi casi giudiziari”. Inoltre, mostrando una improntitudine davvero senza limiti, rivendicano che la quota dei ricorsi negli atenei non supererebbe il 2%. Essi fingono di ignorare che ricorrere alla magistratura – oltre a essere impegnativo e finanziariamente oneroso – comporta delle conseguenze assai gravi, come è emerso anche dalle intercettazioni ascoltate durante la trasmissione. Iacona lo ricorda nella sua replica: chi si mette di traverso rischia di compromettere definitivamente la propria carriera. Scattano ricatti, minacce, ritorsioni che rivelano il vero volto del potere accademico: disumano e spietato.

Occorre prendere atto che l’introduzione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale non ha modificato sostanzialmente il modus operandi del mondo universitario. Anche i più strenui difensori dell’ASN ammettono che si tratta di un meccanismo imperfetto. Ferma restando l’esigenza – sacrosanta – di sottrarre il reclutamento ai singoli atenei (il cosiddetto ius loci) e di affidarlo a una procedura su base nazionale, il nuovo sistema ha di fatto consegnato alla cordata più forte il potere di decidere chi può entrare nell’università e chi invece deve essere fatto fuori. Nessuno è così sprovveduto da non accorgersene.

Un altro aspetto che suscita gravi riserve è la classificazione delle riviste scientifiche, che ha introdotto un criterio di valutazione dei prodotti della ricerca in base al quale il ‘contenitore’ è più importante del ‘contenuto’. E se consideriamo che anche l’accesso alle riviste è normalmente condizionato da legami di appartenenza, appare evidente che ci troviamo di fronte a un meccanismo di selezione tutt’altro che affidabile.

In conclusione, stanti le preoccupanti criticità di cui soffre il sistema di reclutamento universitario e che ne minano alla radice la credibilità, le rumorose reazioni di sdegno della corporazione accademica rivolte a “Presa diretta” suonano affatto sgradevoli e stridenti. Le parole di un vecchio brano dei Pooh possono forse aiutarci a descriverle: “Dentro le vene di questa città / ogni respiro è una porta che sbatte / un posto di blocco, una moto di notte / un calcio al silenzio, un amico che va”.

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