Il mito della bellezza

di Marta Vicari

Non meritiamo la tossicità del mito della bellezza. «Con un linguaggio illusorio da meritocrazia (“conquistati il corpo che meriti“), con uno spirito imprenditoriale (“sfrutta al massimo il tuo patrimonio naturale“), con un’assoluta responsabilità personale nei confronti della taglia e dell’invecchiamento (“tu puoi rimodellare totalmente il tuo corpo“)» il mito della bellezza capitalizza il nostro senso di colpa, fa sì che «le donne continuino a consumare i prodotti pubblicizzati, inseguendo quella totale trasformazione personale di status che la società consumistica offre agli uomini sottoforma di denaro», che si privino del cibo o che non riescano a pensarsi accettate, amate, se prive di questa bellezza indefinita, innaturale, violenta, ingiusta. Il mito della bellezza mina la nostra libertà, non è un valore anche se ha acquisito valore sociale, non riguarda le donne. Riguarda i rapporti di potere, di oppressione e il profitto.
Il mito della bellezza, N. Wolf.

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