Il mio ultimo Modiano

di Mario Scialoja

IL MIO ULTIMO MODIANO

Ho conosciuto Patrick Modiano all inizio del 1967, a Roma, per circostanze familiari. Era un ragazzo di 21 anni, alto, molto pallido e molto timido, ma assai curioso di tutto.
Io, di 5 anni più grande, già lavoravo all Espresso e Patrick mi sommergeva di domande. Si stabilì una reciproca simpatia, ma ci incontrammo solo due volte per una diecina di giorni ( in totale) . Poi lui, l anno dopo, pubblicò il suo primo romanzo, Place de l’ Etoile (1968) del quale non mi aveva mai parlato. E si sposò con la migliore amica di una sorella di mia moglie ( le circostanze familiari).
Cominciò a scrivere regolarmente un libro ogni anno od ogni due-tre anni. Tutti pubblicati da Gallimard.
Io, all’inizio per curiosità, poi per piacere ho cominciato a leggerlo subito. In tutto ho letto 31 suoi romanzi, ho controllato in libreria.
In una prima lunga fase i libri di Modiano mi piaccuero molto. Tutti quei personaggi che riaffiorano da un passato ambiguo e fumoso. Memorie indefinite e titubanti. Interrogativi le cui risposte o non si possono trovare o risalgono a tempi lontani e semi dimenticati. Tantissimi nomi di persone che rimangono misteriosi e, soprattutto, una precisa enumerazione di strade e di indirizzi in cui si muovono o muovevano i personaggi. Una continua ricerca di passati nebulosi e, a volte, inquietanti.

Aspettavo l’uscita del nuovo Modiano e mi ptecipitavo alla libreria La Procure (se fossi lui metterei l’indirizzo) per comperarlo.
Poi, col tempo, mi sono reso conto che i suoi romanzi erano quasi tutti uguali, stesse atmosfere, stessec ricerche nel passato, stessi ricordi fumosi, stessa lista di strade e indirizzi…
E questo suo ripetersi mi sembrò aggiungere fascino ai libri. Modiano mi piace perché scrive sempre lo stesso libro, dicevo.
Poi, però, questo ripetersi dell’uguale cominciò a stancarmi. Negli ultimi anni ho saltato qualche sua uscita.
Ho voluto leggere l’ultimo romanzo, “La danseuse”. L’ho trovato eccessivo: una ripetizione concentrata di atmosfere, vaghezze, fumosità, nomi di strade…uguale a tutte le sue storie. Ma il libro mi è sembrato una parodia di Modiano scritta da lui stesso.
E ho deciso che bastava così. Peccato.

Ho rivisto Patrick una sola volta, nel 2015, incontradolo per caso al Bar de La Mairie di Place Saint Sulpice. Poche settimane prima l’Accademia di Svezia gli aveva attribuito il Nobel per la letteratura.
Parlammo poco, solo di qualche ricordo di cinquant’anni prima.
Quanto eravamo cambiati.

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