Il mio Berlinguer

di Matteo Cosenza


Ho avuto tre segretari della Fgci, Achille Occhetto, Claudio Petruccioli e Gianfranco Borghini, e quattro segretari del Pci, Luigi Longo, Enrico Berlinguer, Alessandro Natta e Achille Occhetto, e tutti, senza che lo sapessero, hanno segnato gran parte della mia esistenza. Di alcuni ho anche ricordi personali ma, come è capitato a tanti, chi è entrato davvero nella mia vita è stato Berlinguer. Milioni di italiani lo piansero quando finì su quel palco di Padova, milioni di italiani lo ricordano in questi giorni. E tanti si interrogano, ognuno dando una sua risposta, sui motivi della popolarità di quest’uomo. Lo faranno ancora, spero anche i giovani che verranno, perché la sua fine ha creato un vuoto incolmabile e la sua vita così piena, ricca e coerente è entrata nella migliore storia d’Italia.
Fare confronti con l’oggi non ha senso, di sicuro però sappiamo che quella politica, di cui Berlinguer è stato un protagonista assoluto, non c’è più traccia. E sarebbe più che azzardato un po’ bizzarro immaginare che cosa avrebbe fatto uno come lui nei nostri amari tempi. Meglio accontentarsi dei ricordi sapendo che abbiamo avuto il privilegio di vivere per tanti anni in sintonia con lui.
I suoi comizi, i suoi articoli, le sue interviste, le relazioni negli organi del partito, le sue scelte hanno riempito l’agenda di molte nostre vite. La mia di militante del partito che, anche quando per l’attività professionale dovevo tenere ben distinta dal lavoro, trovava un ascolto attento nel segretario generale. Qualche lettera, di una su “Paese Sera” ho scritto in un libro, è tra i documenti più preziosi che serbo nella cassaforte della memoria. Questo Berlinguer era mio come lo era dei militanti e degli elettori, in un rapporto di fiducia, se si può dire, totale, come il padre buono, severo, responsabile e previdente di un’immensa famiglia.
La famiglia, poi, nel caso mio c’è entrata dalla porta principale e non in senso metaforico. Quando mio padre tornò da Roma dove era stato invitato da Rinascita ad una tavola rotonda del vicesegretario del partito, Berlinguer in quel momento, con gli operai delle grandi fabbriche, era così felice e fiero da impegnare le discussioni di pranzo e cena per giorni. E qualche giorno dopo da Botteghe Oscure arrivò la comunicazione a via dei Fiorentini che il compagno Saul era stato cooptato nel comitato centrale delpartito, un incarico che valeva per lui più di qualsiasi carica pubblica.
Fu tra i due un incontro felice, la rappresentazione concreta del partito della classe operaia. Papà era fisicamente il doppio di Berlinguer, faceva impressione vederli insieme. E se era scontata la stima di mio padre per il segretario, quella che manifestava quest’ultimo era davvero sorprendente. Antonio Bassolino, che ha frequentato i due come pochi altri, mi ha raccontato di un pranzo a Castellammare da “Ciccio di Pozzano” tra loro tre. In quei giorni si dovevano decidere incarichi di primo piano nel partito della Campania e Berlinguer voleva consigli da Saul, il quale non solo glieli dava (per esempio: “Antonio serve a Napoli, lo si deve fare segretario”) ma lo faceva con una perentorietà che “solo lui – mi ricordava sempre Bassolino – poteva permettersi con il segretario generale”. E c’era anche tanto affetto tra loro. Quando con il terremoto crollò la nostra casa, Berlinguer venne appositamente a Castellammare per fargli sentire la sua vicinanza. L’ultima foto del “compagno Saul” lo ritrae insieme a lui. E quando papà qualche settimana dopo morì, il segretario lo ricordò con parole che mettevano insieme un giudizio politico e un sentimento profondo che non nascondeva la commozione.
Capite ora perché parlo di un Berlinguer di famiglia. E, per quanto cerchi di distinguere tra il Berlinguer di tutti e, quindi, anche mio, e il Berlinguer che ha attraversato come un vento fresco, pulito, amichevole, fraterno, l’esistenza di mio padre, non riesco a fare una sintesi più politica e una valutazione storica. Ma forse la grandezza di Berlinguer è proprio questa: lo spessore politico e culturale, una forza ideale immensa e una profonda umanità.

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