Il mestiere dello storico

di Francesco Somaini 

Sempre suggestivo e coltissimo Carlo Ginzburg, e sempre interessato al problema delle nostra possibilità di arrivare a conoscere la verità del passato, che è poi ciò di cui si occupano propriamente gli storici. Peraltro il mestiere di storico, come osservava proprio Momigliano (quando studiava le connessioni tra le origini della storiografia e della medicina antica), ha a che fare un po’ col mestiere del medico, quando da semplici indizi (i sintomi) deve cercare di formulare un’interpretazione di essi (la diagnosi), lavorando anche sulla memoria del suo paziente (l’anamnesi). Ha però a che fare anche col lavoro del poliziotto o del detective, quando deve indagare su un fatto e formulare ipotesi su ciò che accaduto, cercando di trovare delle prove. Ha pure a che fare col lavoro del giudice, che deve valutare quelle prove, mettendole a confronto con i testimoni, e cercando di formulare un verdetto. E ha a che fare anche col lavoro dell’avvocato, che deve proporre una diversa lettura dei fatti, favorevole al proprio assistito (imputato o convenuto), insinuando magari dei dubbi o cercando di rendere la propria ricostruzione più convincente e persuasiva di quella della controparte (l’attore o la pubblica accusa). È bene comunque essere consapevoli che gli indizi possono essere ingannatori, le prove false o costruite, la memoria dei testimoni fallace o interessata, la difesa dell’avvocato fumosa e fuorviante. Per cui il medico può prendere una cantonata, il poliziotto può ingannarsi (o può volutamente fuorviare), il giudice può maturare convincimenti errati ed emettere una sentenza ingiusta, e l’avvocato può solo confondere. La verità può cioè restare inattingibile. Lo storico non può che prenderne atto. Ma deve allora darsi per vinto e tacere, oppure abbandonare ogni idea di oggettività per abbandonarsi alla mera pratica dell’affabulazione e dello storytelling? No, perché rinunciare a sforzarsi di conoscere il passato può essere perfino pericoloso. Non resta perciò che dare per scontata la possibilità dell’errore e quella di letture completamente diverse. Tenendo però fermi i tre precetti ciceroniani che fissano la deontologia del mestiere: non dire il falso, non tacere il vero, non cercare di favorire o danneggiare altri. Non è molto a ben vedere, ma è solo in questo che si distingue lo storico onesto dal mistificatore o da chi si limita a proporre storie.

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