Il manifesto, quotidiano comunista

di Peter Freeman

Caro quotidiano comunista,
oggi sei in edicola con la prima pagina che reca il titolo “A noi”, illustrato con la foto di lei che sembra fare il saluto romano.
Guardando quella pagina ho pensato che non fosse granché ma ho anche immaginato il clima di sconforto, fatica, nervosismo che ieri notte permeava la redazione. L’editoriale era inoltre poco significativo ma non è facile scrivere quel genere di pezzi la notte delle elezioni.
Poi ho pensato: spero che non proseguano con questi titoli. Che non si replichi con “All’armi” ( son fascisti), poi “Bella ciao”, poi “Fischia il vento”, eccetera. Me lo auguro davvero. Perché nessuno andrà in montagna e nessuno rifondera’ i Gap. Se qualcuno andrà in (auto) esilio è perché se lo può permettere o ha una buona offerta di lavoro; e non intraprenderà il viaggio su un barcone carico all’inverosimile di antifascisti. E il governo che verrà – il peggiore possibile – non ripristinera’ l’OVRA.
Ci saranno molte cose da fare, però. Nel Paese, non nei congressi del PD o di Unione popolare o di Sinistra Italiana. Loro, faranno quel che possono e di questi tempi non è molto. Ci saranno lotte da organizzare ma soprattutto c’è, per ognuno di noi, una credibilità da riconquistare: se non sei credibile, nessuno ti viene dietro, questo l’ho capito in quarant’anni di pratica politica.
Per questo lascerei perdere i richiami al Ventennio e guarderei avanti, anziché solleticare questo genere di pruriti in una platea di lettori e simpatizzanti(che immagino alquanto storditi) che da almeno quarant’anni fa fatica a immaginare un conflitto sociale.
Tutto qui. E buon lavoro.

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