Il maiale allevato in società
di Gian Ruggero Manzoni
Una volta, da noi in Romagna, si compravano poi si allevavano i maiali in società. C’era chi aveva lo spazio per tenerli al che il tipo faceva il giro del parentame e delle conoscenze e si prendevano le quote … c’era chi ci stava per una metà, chi per un quarto, e anche chi per uno intero, o chi per uno, due o quattro prosciutti, ovviamente quando veniva il tempo della beccheria (macelleria); ovvio che per la quota che prendevi dovevi pagare il cibo per farli diventare belli grossi e inoltre contribuivi per una grande, media o piccola parte di pensione, visto che quello che li teneva comunque li doveva accudire, e per l’accudirli era giusto contribuire. Mio padre, per uno, faceva a metà con Angelo Spada, il boaro che abitava dietro casa nostra, quindi per un altro faceva a metà con i Taroni, gli Andrì, i nostri contadini, al che avevamo un maiale intero (da consumarsi) anche se diviso in due parti. Ma perché mio padre faceva così ? Perchè il modo di tenerli e di cibarli differenziava da casa a casa, al che le carni risultavano diverse, visto che noi esseri viventi si è in base a quello che mangiamo e in base alle condizioni del come esistiamo. Lungo sarebbe il dirvi il perché il maiale di Spada e quello degli Andrì nel sapore delle carni si differenziassero, l’uno dall’altro, comunque simpatico ricordare come Spada, originario di Brisighella, quindi della collina non della pianura romagnola, gestiva salami, coppe, ciccioli, cotechini, zamponi, salsicce etc. in seguito alla macellazione.
Comunque tutte le sere, prima di andare a letto (in campagna molti alle nove di sera erano già a letto, così come alle quattro di mattina erano già in piedi), andava a trovare i suoi “gioiellini” (e come gli piaceva questa parola !!!), con loro parlava, poi li toccava o, meglio, li carezzava, e via così. Io, bimbo, gli domandai il perchè facesse tutte le sere quel movimento, e lui serio mi rispose in dialetto: “Acsè a la not i crès (Così durante la notte crescono di numero, di misura e quindi di peso)”. Io fino ai 10-11 anni credetti a quella “magia” e mi permisi di suggerire a mio padre di fare lo stesso, al che il mio genitore si mise a ridere e mi disse, con aria bonaria: “Da che a so a e mond i salèm gli è sèmpar calè, brìsa carsù (da quando sono al mondo i salami sono sempre calati mai cresciuti)” … e aveva ragione … molta ragione … e fanno anche presto a calare quando inizi a carezzarli col coltello !!!
Buona settimana amiche e amici … e sempre viva il baghìno (uno dei nomi del maiale, in romagnolo) … !!!
