Il Macbeth alla Scala

di Gianni Cuperlo

Non sono un melomane e neppure un critico teatrale, dunque le frasette qui di seguito rispondono unicamente all’impressione di uno spettatore occasionale e comune.

A dirla tutta le due sole opere che da ragazzo vidi a Teatro (il Verdi della mia città) furono un Rigoletto e una Madama Butterfly (mi divertii di più alla prima delle due).

Però ieri a cominciare dal tardo pomeriggio, senza neanche sapere il perché, la diretta di Rai 1 dalla Scala (era il 7 dicembre e si apriva la stagione con Macbeth) mi ha tolto ogni pretesto per staccarmi da lì, e così sono trascorse le tre, quasi quattro ore, successive.

Mi sono perso solamente l’ovazione al presidente Mattarella (che ho recuperato per intero dalla rete), poi è iniziato questa specie di viaggio in un mondo (una scenografia) che nulla poteva evocare di un castello scozzese dell’XI secolo, ma pareva piuttosto una fuga dal set di Blade Runner.

C’era una macchina, grattacieli, un ascensore, c’erano effetti visivi che la regia televisiva (immagino) amplificava a beneficio di noialtri seduti in casa. E primissimi piani, riprese dall’alto, dal basso, da sopra e da sotto.

Era una sorta di baraonda di immagini, suoni, testi (provvidenzialmente sottotitolati): ora, se una costruzione simile (scenica, artistica, coreografica, musicale…) ti impedisce di pensare ad altro per un pugno di ore, bon forse questa è la prova che la scommessa è stata vinta.

Nei minuti degli applausi ve ne sono stati in abbondanza per tutti (direttore, artisti, coro, corpo di ballo…), solo il regista ha ricevuto (nel mezzo ai battimani) qualche timida contestazione.

Per il poco che vale (anzi, nulla) da vero profano io, invece, lo avrei applaudito.

Infine, Rai 1 ha svolto fino in fondo il suo ruolo di servizio pubblico e di questo, credo, debba essere ringraziata (la rete intendo, e chi la dirige).

Come avete capito da tempo se questo piccolo spazio serve a qualcosa è anche per condividere pensieri più laterali eppure (ne sono convinto) non meno giustificati e talvolta preziosi.

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