Il genocidio dell’Ucraina. Illusioni e silenzi dell’Occidente

di Salvatore Sechi 

Che cosa è stato l’Occidente di fronte all’aggressione armata della Russia nei confronti dell’Ucraina e successivamente di fronte a mesi di una campagna di distruzione delle città (ridotte a scheletri dai missili), una devastazione di fabbriche e azioni delittuose volte al puro sterminio della popolazione civile, senza nessuna distinzione tra vecchi e bambini, tra chi era armato o disarmato?

Che cosa è stato l’Occidente di fronte a milioni di ucraini emigrati, scappati di casa, per sopravvivere al terrore di una nuova barbarie? Che cosa è stato l’Occidente di fronte alla sospensione delle forniture di gas e di petrolio, di grano e farina?

Ci sono state sanzioni economiche e finanziarie e molte spedizioni dei sistemi di armi approvate dall’Unione europea e fatte proprie- quale più quale meno- dai parlamenti dei paesi aderenti.

Non c’è dubbio che nel lungo periodo colpiranno ancora più pesantemente l’economia russa, la sua popolazione e il suo esercito. Potrebbero avere un effetto negativo sul grande consenso di cui continua ancora oggi a godere un despota come Putin. Ha la fortuna di essere stato allevato nei servizi segreti del regime comunista e di avere subito un incessante vezzeggiamento dai governi di mezza Europa. Quasi si trattasse di un figliuol prodigo pentito.

L’ultima a morire nella storia delle dittature è sempre la speranza che la società civile si ribelli  e  appenda ad una  forca il dittatore oppure che una grave malattia se lo porti via.

L’Occidente sta facendo un investimento fiduciario nel lungo periodo. Chi può dire in quanto mesi o meglio anni consista?

L’unico dato certo è che, nel breve periodo, in attesa degli effetti delle misure commerciali e finanziarie predisposte da Bruxelles, Londra e Washington ci sarà lo sterminio dei militari e del popolo ucraino. Sarà un esito inevitabile.

Come sarà inevitabile, tra una manciata di mesi, che chi, come la Polonia, ha ospitato generosamente  un paio di milioni di poveri ucraini, dichiari che non è più in grado di far fronte alle spese enormi che l’assistenza finora prestata comporta per Varsavia.

Si può ribaltare questa situazione limitandosi ad assecondare la richiesta di Zelensky di poter disporre di più e più potenti armi?

Accettare questa linea di condotta significa una cosa grande e terribile: cioè che l’obiettivo degli ucraini, dell’Unione europea, del Regno Unito e degli Stati Uniti è la sconfitta militare dell’Unione sovietica.

Quindi le richieste del “cessate il fuoco” e di trattative per un compromesso al fine di limitare le perdite umane, lo sconquasso economico, il blocco commerciale dell’Ucraina sarebbero solo delle finzioni. La vera e drammatica posta in gioco è invece di sospingere la resistenza ucraina verso quanto è desiderabile ma purtroppo assai irrealistico: arrivare ad una sconfitta epocale, definitiva di Mosca.

Fin dall’inizio della guerra questa è stata la previsione, il vero e proprio progetto in cui si sono mossi Biden e Johnson. Diversa la posizione di Germania, Francia, Italia e della maggioranza dell’Unione europea.

La trasformazione del dibattito politico italiano in una rissa da cortile televisivo ha fatto sì che chi contesta la follia di questa strategia venga liquidato come un servo di Putin.

Questo è il tenace comportamento dei molti menestrelli e portaborse di Draghi insediati come talpe nei canali e nei programmi della Rai-Tv. E segna l’estremo  degrado, diciamo pure l’infamia, a cui è giunto un governo che, al  pari dei suoi predecessori, non ha avuto un accredito elettorale. Qui c’è-inutile negarla- una responsabilità anche del capo dello Stato Sergio Mattarella, che non ha condiviso questo passaggio elementarmente democratico. Paesi come Israele e gli Stati Uniti, invece, non l’hanno evitato.

Al di fuori di questa gazzarra, è evidente che l’Ucraina (che ha 42 milioni di abitanti) non potrà mai tener in scacco e imporre una sconfitta militare alla Russia (che di abitanti ne ha oltre 160 milioni). Altrettanto evidente è che Putin, avendo aggredito Kiev per installarvi un governo fantoccio alla sua mercé, non intende accontentarsi delle conquista del Donbas .Né  in tende  trattare sulla base di una debacle  militare (peraltro impossibile).

Pertanto, perseguire questo obiettivo significa quel che ha detto spudoratamente il vice di Putin, Medvedev, cioè che l’Ucraina non ci sarà più. Sarà stata ridotta ad un buco nella carta geografica.

Per piegare la Russia e indurla al “cessate il fuoco” e ad aprire un negozia to diplomatico di vasta portata (al fine di definire per il futuro la sua sicurezza e quella dell’Europa) ci vuole quel che finora è mancato: cioè che la Russia si trovi  di fronte come competitore, a tutti i livelli (non solo quel lo militare),  l’Unione europea e la Nato, non più un singolo paese (l’Ucraina) come  è stato finora.

Questa soluzione comporta che vengano messe de parte le resistenze e le procedure burocratiche in base alle quali l’affiliazione di Kiev all’Unione europea avrebbe luogo nel giro di dieci anni. Questo itinerario di recente confermato da Stati Uniti, Germania, Francia e Italia è una sonora presa in giro.

Possibile che non ci si renda conto che l’Ucraina, se anche fosse munita dell’arsenale missilistico più potente, non la scamperebbe sotto l’oppressione militare e il blocco totale delle attività commerciali, industriali, agricole e minerarie che Mosca è in grado di imporle?

Sarebbe molecolarmente annientata. Non c’è bisogno delle armi nucleari, basta che le truppe armate di Mosca insistano nel fare quel che stanno facendo dal 24 febbraio, cioè il genocidio di un popolo. Che cosa possono fare di più e di peggio le testate nucleari il cui ricorso e la cui minaccia sono estate evocate nei lunghi decenni della guerra fredda?

Finora l’Occidente è stato a guardare. Ha predisposto sanzioni che avranno effetti nel lungo periodo (quando gli ucraini saranno tutti morti, per parafrasare Keynes). Ma hanno già avuto conseguenze immediate nei Paesi dell’Alleanza soprattutto in settori cruciali della vita quotidiana come il petrolio e il gas.

Le loro opinioni pubbliche, a cominciare da quella italiana, sono sempre più contrarie alle decisioni di governo Draghi di continuare l’armamento della resistenza ucraina. Fin quando si pensa di esorcizzare come putiniano questo diffuso stato d’animo? Non ci si rende conto che a breve diventerà ostilità aperta, rivolta popolare?

Si è suonata la grancassa e fatto spreco di retorica sulla recente decisione di Bruxelles di cooptare Kiev come membro candidato dell’Unione.

Tutto ciò non risparmierà il paese da un lungo, orribile massacro quotidiano. Se si  ha il minimo interesse a salvaguardare l’esistenza dell’Ucraina, deve riunire i proprio parlamento e con un atto straordinario, di emergenza, esercitare la propria sovranità  nominando immediatamente l’Ucraina membro a pieno titolo della comunità.

In secondo luogo, deve spostare il proprio arsenale e gli effettivi militari nei confini dell’Ucraina, anzi direttamente ai confini della stessa Russia, e comunicare a Putin che la guerra in corso ha come soggetto non più Kiev ma l’intera comunità europea, la NATO e quindi gli alleati, a cominciare dagli Stati Uniti.

 

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