Il (falso) mito di Antigone

di Antonello Velardi

++ IL (FALSO) MITO DI ANTIGONE ++

Sono rimasto affascinato dalla veloce lettura di un libro, da poco edito, “Contro Antigone”, scritto per Einaudi da Eva Cantarella, profonda conoscitrice del mondo classico, già autrice di diversi altri interessanti volumi su quell’epoca storica. Lo consiglio vivamente a tutti voi. E’ un libro che smonta il famosissimo mito di Antigone; più precisamente lo rilegge sotto un’altra angolatura, più vera.

Antigone è la protagonista dell’omonima tragedia di Sofocle andata in scena ad Atene nel 442 avanti Cristo: secondo la lettura corrente, il suo mito nasce dalla sua ostinazione, anche a costo della vita, a perseguire un unico obiettivo: la sepoltura del fratello prediletto. Antigone era la figlia del re Edipo, il sovrano incestuoso; aveva una sorella (Ismene) e due fratelli (Eteocle e Polinice). A Tebe, dopo diverse peripezie e una lunga guerra di potere, il nuovo re Creonte aveva vietato a chiunque di dare sepoltura ai nemici della patria, includendo tra questi anche Polinice, morto sul campo di battaglia. Antigone – è il ragionamento di Eva Cantarella, ripreso in un bellissimo articolo del filosofo Fabio Ciaramelli sul “Mattino” – è vero che disobbedisce con coraggio a Creonte, ma è altrettanto vero che la sua disobbedienza non mira affatto a salvaguardare il diritto alla sepoltura dei tanti cadaveri abbandonati alle porte della città: a lei sta a cuore soltanto suo fratello.

Scrive la Cantarella: “In quel momento difficile per Atene, qual era quel 442 avanti Cristo, un personaggio come Antigone mostrava agli ateniesi i rischi insiti nell’anteporre gli obiettivi individuali a quelli della polis”. Aggiunge Ciaramelli: “Il personaggio di Antigone, che agisce esclusivamente in nome di un interesse personale e familiare, e che nella sua azione dimostra assoluta mancanza di senso civico, risulta irriducibile al mito dell’eroina che difende i diritti di tutti. Antigone era solo un’individualista”. Appunto, la fine d un mito.

Ecco, è un libro che va letto (soprattutto da chi si vanta di avere una solida cultura classica, ma solo di facciata, senza un vero pensiero). Anche perché è di una straordinaria attualità in questi nostri tempi difficili, e non mi riferisco solo alla mia Marcianise dove troneggiano improbabili personaggi mossi solo dalla viltà (la stessa di Antigone, contrabbandata come coraggio).

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