Il dogma dell’Immacolata Concezione

di Giorgio Sabato Ferrari

“Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Ma, se partorisce una femmina sarà immonda due settimane come al tempo delle sue regole; resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue. Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio di espiazione. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; essa sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna, che partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio espiatorio. Il sacerdote farà il rito espiatorio per lei ed essa sarà monda.” Quando fu partorita Miriam di Nazareth (da Anna?) la madre fu immonda per due settimane come al tempo delle sue regole. Restò sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue e così fece Miriam dopo la nascita (virginale prima, dopo e durante) di Gesù. Solo uno spreco di tempo per gli ineffabili teologi cattolici. Ricordiamo oggi, otto dicembre, i quattro presbiteri della diocesi di Pavia, Alfonso Tenca, Giuseppe Parona, Luigi Aquaroni e Giuseppe Grignani che, nel 1855, si schierarono apertamente contro il dogma dell’Immacolata Concezione proclamato l’anno prima da Pio IX con la bolla “Ineffabilis Deus”…

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