Il diritto ad avere un alloggio

di Pasquale Palmieri

In basso una foto scattata oggi. Bolognina-Navile. Periferia di Bologna.

Parliamo tanto di politica, di agende, di schieramenti, di campagne elettorali, di alleanze, ma facciamo una fatica enorme a comprendere come le scelte politiche cambino concretamente la vita delle persone.

Il quartiere cambia sotto i nostri occhi, da anni. Il consumo di suolo è massiccio. Nascono enormi costruzioni. Questo in foto è uno studentato privato di lusso (500 posti letto), che sta per aprire i battenti. Ce ne sono già altri e le stanze hanno costi esorbitanti: non si trova niente a meno di 600 euro al mese.

Le istituzioni offrono permessi di costruzione, talvolta privatizzano beni comuni, senza esercitare alcun controllo concreto sulle tariffe imposte ai cittadini. Il diritto allo studio è materia sconosciuta, calpestato con regolarità disarmante.

A Bologna i prezzi degli appartamenti sono alle stelle. Come in tante altre grandi città, moltissimi alloggi preesistenti sono stati trasformati in residenze temporanee per turisti, o vengono sfruttati per svuotare le tasche degli studenti e lavoratori. Nelle ultime settimane la giunta comunale ha escogitato (comprensibilmente, intendiamoci) un metodo per arginare l’emergenza: versare il 20% degli affitti direttamente ai proprietari, con un investimento di denaro pubblico pari a circa 1,3 milioni di euro. Nel frattempo i progetti di edilizia sociale sembrano ancora un miraggio.

In questa triste vicenda si palesano tutti i limiti di una politica che per decenni non ha coltivato alcuna idea di futuro. Abbiamo aperto le dighe, ci siamo esposti al rischio di allagamento, ci siamo trovati con l’acqua alla gola, e oggi cerchiamo di rimediare prendendo il secchiello. Un circolo vizioso senza fine, con conseguenze evidenti che vanno ben oltre il contesto dell’istruzione e toccano il famigerato “mondo del lavoro”: centinaia di migliaia di persone che hanno un semplice impiego e un semplice stipendio, ma non riescono a pagarsi una casa dignitosa. Persone spinte ai margini, messe con le spalle al muro.

Siamo assordati dalle retoriche sulla scarsa voglia di lavorare dei “giovani”, sui sussidi, sulle disperate ricerche di personale da parte di piccoli e grandi imprenditori (forse non è un caso che le vetrine di Bologna siano stracolme di annucci di questo tipo). Ma ci siamo mai chiesti cosa significhi lavorare senza poter avere un tetto sulla testa? Ci siamo mai chiesti cosa significhi guadagnare 1300 euro al mese e dover spendere 800/900 euro di affitto? Ci siamo mai chiesti cosa significhi per una persona adulta guadagnare 1300 euro al mese e, in alternativa, spendere 500/600 euro per una stanza in un appartamento condiviso con altri?

Basterebbe solo un briciolo di onestà intellettuale per avere il coraggio di ammetterlo, una volta per tutte: poter accettare un lavoro, così come studiare, è un privilegio. Solo chi ha mezzi economici o proprietà può davvero permetterselo. Agli altri resta solo da capire come sopravvivere.

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