Il dibattito al Senato sulla guerra in Ucraina

di Andrea Colombo

Il dibattito al Senato sulla guerra, perché di questo si tratta, è terrificante. Tutti ripetono una cosa sola: sarà terribile, durissima, ma dobbiamo farlo perché sono in ballo la nostra libertà, la democrazia stessa, l’ “ordine internazionale che abbiamo costruito insieme” (Draghi, sic). C’è chi si scaglia contro gli imbelli pacifisti degli anni ’80 (Casini). Chi lamenta che non siamo più in grado di fare la guerra e questa è la nostra colpa (il mio amico Cangini). Chi si augura che gli italiani si dimostrino capaci di reggere ma ci crede poco (Bonino). Chi reclama la moltiplicazione delle spese militari (Urso). E siamo appena all’inizio di questo film dell’orrore travestito da dibattito parlamentare.
Non è vero che non c’è alternativa. Colgo l’occasione per rispondere ai tanti che ripetono “Qualcosa bisogna pur fare”, come se tra la guerra (perché di questo si tratta) e la resa non ci fossero di mezzo altre opzioni. Si potrebbe convocare una conferenza come quella di Helsinki nel 1975 e concordare gli assetti europei per il prossimo ventennio, come si fece nel 1975. Certo bisognerebbe accettare un “ordine” multipolare e questo è il prezzo che non si può pagare. Non è “l’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme”.

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