Il declino della TV italiana

di Umberto Dante

Da tempo ho percepito un declino pesante del giornalismo televisivo italiano.
Il mio cattivo stato di salute mi ha costretto ad incrementare la fruizione e quindi a peggiorare il giudizio.
Oramai il conduttore-giornalista è del tutto fagocitato nello schieramento dell’editore padrone e la gestione degli ospiti è divenuta monotona, sfacciata.
L’ospite è di due tipi: un amico della casa (quindi di conduttori ed editore), un nemico da crocifiggere.
Basta avere l’erlenco dei partecipanti all’inizio della trasmissione per sapere cosa succederà.
Tanto più che l’abitudine porta i conduttori a schierarsi apertamente usando spesso il “noi” quando si rivolgono all’ospite amico.
Mi fa una certa tenerezza il Paolo Mieli che si rilassa quando fa lo storico: per lui è una specie di vacanza della ragione.
Ma poi mi chiedo: e gli storici veri, tipo Crainz, Colarizi, Aga Rossi?
Gente inutile: al sistema servono solo quelli totalmente schierati e prevedibili.

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