Il crollo finanziario di una banca paesana

di Monsignor Valentino Di Cerbo

C’è un episodio quasi sconosciuto (o volutamente ignorato?) della storia frassese del secolo scorso che pure ha rappresentato un’immane tragedia per tante famiglie: il fallimento della “Banca di Frasso” (una Cassa rurale). Fondata negli anni venti per iniziativa di alcuni benestanti, aveva come presidente il nuovo Arciprete don Onofrio (“Onn’Inufrio”) Narducci (1917-1937), uomo scaltro e intraprendente, e come Segretario l’Avvocato Gaetano Formichella, personaggio intrigante, furbo e temuto, che pur non avendo la tessera fascista, manovrava le sorti del partito a Frasso in contrapposizione al potente Podestà “don” Cosimo Mosiello, di cui provocherà la caduta nel 1930.
La Banca partì molto bene. Tanti, attratti dagli interessi alti e rassicurati dal prestigio dei suoi dirigenti, tolsero i soldi dall’Ufficio postale e li depositarono nella nuova Banca: fu un grande successo!
Ma dopo non molto tempo, travolta probabilmente anche dalla crisi mondiale del 1929, la Banca fallì. Persone che vi avevano depositato i risparmi, frutto dei sacrifici di una vita e garanzia di una vecchiaia serena (in tempi in cui pochi avrebbero goduto della pensione al termine della propria attività lavorativa), persero tutto: una vera tragedia! Ci fu una donna nubile e matura del Tuoro, Argia Formichella, che perse tutto e impazzì. Altri per vergogna tennero chiuso tra le mura domestiche questo tracollo finanziario che cambiava con la loro condizione economica il loro status sociale. Ovviamente anche i responsabili della Banca furono travolti da questo fallimento (l’Avvocato Formichella perse anche il palazzo dove abitava in via Salita al Mercato), eccetto l’Arciprete Narducci, che qualche tempo prima aveva intestato tutte le sue proprietà alla fidata perpetua Lucia.
Questo fatto, causa di tante tragedie, minò moltissimo il prestigio dell Arciprete e la fiducia della gente nei suoi confronti, appannando molto la sua azione pastorale (intaccata anche dal suo comportamento autoritario e da dicerie sul suo conto). Anche la sua salute ne risentì: molto ammalato, nel 1937 venne di fatto sostituito da d. Alfredo D Addio e subito dopo morì.
Questa vicenda, conosciuta da testimonianze orali e da qualche documento minore, meriterebbe una ricerca approfondita: potrebbe essere oggetto di una bella tesi di laurea di qualche promettente universitario frassese.

In basso a sin, l’abitazione dell’Arciprete Narducci a Capo S. Angelo, a dx, il Palazzo dell’Avv. Gaetano Formichella, in via Salita al Mercato.

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