Il colonnello Giuseppe Torrigiani

di Abner Rossi

Il Colonnello, Comandante del Reggimento Genova Cavalleria, rimase in carica dal 10 settembre 1966 al 10 ottobre 1977, attraversando una fase complessa e delicata della storia militare e civile italiana. Fiorentino come me, uomo di grande rigore ma anche di non comune sensibilità, seppe esercitare il comando con uno stile fermo e insieme umano, lasciando un segno profondo in chi ebbe modo di lavorare al suo fianco.
Ebbi l’onore – e lo dico senza enfasi – di esserne l’autista personale per diversi mesi. Un incarico che, oltre alla fiducia, comportava una vicinanza quotidiana che permetteva di cogliere aspetti del carattere e della personalità che difficilmente emergevano nelle occasioni ufficiali. Era un ufficiale colto, attento, curioso del mondo che lo circondava, capace di passare con naturalezza dalle questioni di servizio alle riflessioni sulla politica, sulla cultura e sul destino dell’Italia di quegli anni.
Ricordo in particolare un episodio che, a distanza di tempo, continua a sembrarmi quasi sospeso tra cronaca e memoria letteraria. Una volta lo accompagnai a casa di una parente di Pier Paolo Pasolini, dove lo scrittore risiedeva in quel periodo a Casarsa della Delizia. Il viaggio stesso aveva qualcosa di insolito: non era una visita ufficiale, né mondana, ma piuttosto un incontro discreto, quasi appartato, come si addiceva al carattere di Pasolini e al clima di quegli anni.
Io restai in attesa, naturalmente, ma percepivo l’eccezionalità del momento. Un alto ufficiale dell’Esercito e uno degli intellettuali più controversi e profondi del Novecento italiano sotto lo stesso tetto: due mondi che sembravano lontanissimi e che invece, per qualche ora, si erano incrociati. Il Colonnello ne uscì colpito, pensoso; non parlò molto durante il ritorno, ma era evidente che quell’incontro lo aveva segnato, confermando quanto fosse aperto al dialogo e lontano da ogni schematismo.
Ripensandoci oggi, quell’episodio restituisce meglio di molte parole la complessità di un uomo e di un’epoca: il Reggimento, la disciplina militare, la cultura, l’intellettualità critica, l’Italia inquieta degli anni Sessanta e Settanta. Essere stato testimone diretto di tutto questo, anche solo dal sedile di guida, resta per me un privilegio raro e indelebile.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *