Il cinema italiano oggi

di Peter Freeman

Rispetto a una decina di anni fa il cinema italiano ha fatto progressi. Abbiamo un pugno di buoni registi/e, qualche discreto sceneggiatore, attori e attrici ex giovani che ci hanno permesso di andare oltre la generazione dei vecchi leoni. Vi risparmio l’elenco e non indulgo in entusiasmo.
Poi c’è questa cosa dei David di Donatello, istituzione antica (1956) e un po’ democristiana che negli ultimi anni ha conquistato a pieno titolo una dimensione nazional-popolare che negli anni in cui il cinema italiano furoreggiava anche all’estero le era sconosciuta.
La cerimonia del David sta al cinema come Sanremo sta alla musica. Seratona su Rai1 (3 ore e mezza, da spararsi), conduzione di Carlo Conti e Alessia Marcuzzi, cliché rispettati al minimo dettaglio, premi scontatissimi. Se gli Oscar hanno leso il nostro onore vi sarà ampio e strombazzato risarcimento. SO (standing ovation) a go-go, come gli applausi comandati da Floris. Liberte’, egalite’, banalite’. E pubblico tv attento, partecipe. Del cinema altrui non v’è traccia, e pensare che persino gli sciovinisti d’oltralpe un pensiero e premi alla cinematografia straniera lì rivolgono. A proposito: confrontiamoci con gli altri in Europa. La cerimonia dei Prix Cesar la trasmettono su canal plus, criptato. I premi BAFTA sono in diretta su BBC One, dalle 19 alle 21 e senza sforare, ‘ché la gente poi si rompe. Noi no, 3 ore e mezza se ce la fate ad arrivare e fino in fondo. Ve l’ho detto: David è come Sanremo e noi non stiamo tanto bene.

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