Il caso La Russa e Via Rasella

di Federico Smidile 

Ottimo intervento del Senatore Verini sulla questione La Russa. Grazie Roberto per averlo postato
Presidente La Russa, abbia un sussulto di autentico rispetto delle istituzioni. Oggi, dopo l’ennesima provocazione – quella su Via Rasella – e l’ennesima conseguente ferita inferta a storia, memoria, Resistenza e valori costituzionali lei ha peggiorato, se possibile, la situazione. Ha detto che non si occuperà più di “fatti storici”. No: un Presidente del Senato deve occuparsi di fatti storici. Non deve, semmai, riscrivere la storia con codici interpretativi e registri repubblichini e non repubblicani. Dire che il fascismo è stato il “male assoluto” significa occuparsi di fatti storici. Lei non riesce a dirlo. E dovrebbe farlo. Dire che il 25 aprile è festa nazionale di tutti, perché allora vinsero i partigiani, gli antifascisti, gli alleati, vuol dire occuparsi, mantenendoli vivi, di fatti storici. E lei non riesce a dirlo e a farlo. Ma un Presidente del Senato ne ha il dovere. Lei ha detto – occupandosi ambiguamente di fatti storici – di voler perseguire una “pacificazione”. In realtà, non avendo la forza, la volontà, la cultura antifascista nel suo codice genetico politico, questa “pacificazione” lei la intende come riscrittura della storia, equiparando torti e ragioni. Sarebbe come mettere sullo stesso piano Gramsci e Matteotti, i Fratelli Rosselli e Don Minzoni con Mussolini. Mettere sullo stesso piano i partigiani di Via Rasella con Kappler e Priebke, è una violenta, crudele offesa alla storia e all’Italia, in primis alla Comunità Ebraica di Roma che ha usato parole inequivocabili contro le sue parole. E avrà notato come nessuno dalla sua maggioranza, tranne qualcuno del suo partito, ha difeso le sue gravi parole.
Non credo riuscirà a farsene una ragione, ma in Italia la lotta contro il fascismo e contro l’alleato nazista, l’hanno fatta gli antifascisti. In primo luogo i comunisti italiani, e i socialisti, gli azionisti, i popolari e cattolici democratici, i liberali. E anche i monarchici. E i militari. Migliaia di questi si rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò e vennero internati ( gli IMI). Queste forze, con gli Alleati, restituirono all’Italia, alla Patria quella libertà. A quella Patria che i fascisti avevano oltraggiato, portata in guerra, distrutta. E la Costituzione democratica, frutto di questa Resistenza, porta anche la firma di un comunista come Umberto Terracini.
Lei queste cose vorrebbe rimuoverle. Ma stanno alla base della nostra convivenza civile. Hanno consentito la ricostruzione e la modernizzazìone del Paese. Lei non vuole, ovviamente , ricostituire il Partito fascista, ma non riesce ad essere antifascista. Per questo è inadatto a svolgere il ruolo di Presidente del Senato, che è un ruolo istituzionale di istituzioni rinate grazie all’antifascismo. Per questo sarebbe un sussulto significativo da parte sua se si dimettesse. Non avrebbe neppure più l’imbarazzo di dover celebrare in qualche modo il 25 Aprile. In quel caso le farei omaggio di un libro che probabilmente non ha mai avuto modo di leggere. Si chiama “Lettere dei condannati a morte della Resistenza” e quel giorno potrebbe celebrarlo leggendo quelle lettere.

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